È nell’indole dell’essere umano vivere secondo una quotidianità che scandisce il nostro tempo. Siamo legati ad essa poiché è qualcosa di rassicurante, sapere appena svegli cosa accadrà, almeno in linea di massima, durante la giornata contribuisce a una sensazione di tranquillità. Percepire stabilità è necessario per continuare a sopravvivere in un mondo incerto e segnato da conflitti e crisi di ogni tipo.
Liberare le risorse attentive
Ma cosa si nasconde dietro questo bisogno quasi innato di costruirsi una routine da custodire, poi, gelosamente? Alla base si trovano diversi meccanismi psicologici e cognitivi. Secondo una ricerca portata avanti da Wendy Wood e Dennis Rünger nel 2016 sulla rivista “Annual Review of Psychology”, ripetere un comportamento sempre nello stesso contesto porta alla formazione di un’abitudine. Questa risposta automatica riduce la necessità di prendere una decisione ogni volta che dobbiamo svolgere una qualsiasi attività. Inoltre, automatizzare determinati gesti e comportamenti libera le risorse attentive, ovvero quella quota di energia mentale e capacità cognitiva che il cervello utilizza per elaborare le informazioni e rispondere agli stimoli esterni o a quelli inviati dai nostri stessi pensieri. In questo modo, tali risorse possono essere utilizzate per affrontare compiti più impegnativi.
L’utilità per la salute
L’importanza di avere una routine si riscontra anche sul piano della salute, poiché le abitudini quotidiane possono sostenere comportamenti utili come praticare attività fisica, andare a dormire a orari regolari e, soprattutto, ritagliarsi momenti di pausa. Senza questi spazi mantenere il proprio benessere nel lungo periodo diventa molto più difficile.
I lati nascosti
Non è, però, sempre tutto oro quel che luccica, infatti, bisogna evitare di confondere i benefici della routine con il concetto che essa possa cancellare o ridurre lo stress e i momenti difficili della nostra vita. Tutto ciò dipende da numerosi fattori che vanno dalle caratteristiche della persona stessa alla condizione in cui vive, fino al tipo di pratiche che porta avanti.
Il vero problema emerge non tanto dalla ripetizione delle azioni, quanto dall’incapacità di scegliere se continuare o meno a portarle avanti quando siamo consapevoli che le circostanze ormai sono cambiate. Lo stesso accade quando qualsiasi scelta fuori dai binari prestabiliti della quotidianità provoca in noi un forte disagio. Questo avviene perché le routine dipendono dal contesto, dalla motivazione iniziale che le ha generate e dal nostro desiderio di continuare a comportarci nello stesso modo. Di conseguenza trasformare le proprie abitudini significa intervenire anche sull’ambiente in cui prendono forma, organizzare alternative sensate ed essere capaci di mantenerle nel tempo.
Il rischio è che scegliere sempre gli stessi percorsi, frequentare le stesse persone e gli stessi luoghi e affrontare le difficoltà in una sola maniera potrebbe restringere le occasioni di provare esperienze diverse. Le esperienze possono essere negative o positive, ma non per questo dobbiamo precluderci la possibilità di viverle per paura di uscire dalla routine.
Per evitare che ciò accada si deve riuscire ad adattare il proprio comportamento alle circostanze in cui ci troviamo, senza abbandonare quello che ci fa stare bene nei momenti di difficoltà. La prevedibilità delle abitudini, nonostante la sua natura di sostegno per la salute mentale e fisica, deve essere accompagnata da una flessibilità psicologica che consenta di trasformare la nostra routine se il contesto intorno a noi cambia o se siamo noi stessi a farlo.





