Un tribunale del Kenya ha riconosciuto colpevole il predicatore Paul Mackenzie e altri 28 imputati per l’omicidio di 190 bambini e un adulto, vittime di un culto apocalittico che avrebbe spinto i fedeli a lasciarsi morire di fame in attesa della fine del mondo.
La vicenda aveva sconvolto il Paese nel 2023, quando la polizia, seguendo alcune segnalazioni, raggiunse la foresta di Shakahola, nella zona costiera sud-orientale del Kenya. Qui gli investigatori iniziarono a rinvenire fosse comuni contenenti decine e poi centinaia di corpi. Con il passare delle settimane, l’entità della tragedia emerse in tutta la sua drammaticità.
Secondo l’accusa, Mackenzie, fondatore della “Good News International Church”, aveva costruito una setta cristiana estremista nella quale i seguaci venivano convinti che il digiuno totale fosse la strada per raggiungere il paradiso prima dell’imminente fine del mondo. Tra le vittime figuravano numerosi bambini, che in alcuni casi sarebbero stati isolati e privati del cibo sotto gli occhi dei genitori.
Il predicatore ha sempre negato di aver costretto qualcuno a morire di fame, sostenendo che le persone avessero agito volontariamente. I giudici hanno però respinto questa linea difensiva, ritenendo provata la responsabilità sua e degli altri imputati. La sentenza definitiva con la determinazione delle pene è attesa nelle prossime settimane, mentre la difesa ha già annunciato ricorso.
Nel 2019 la chiesa era stata chiusa e il predicatore si era trasferito con i seguaci nella foresta di Shakahola, creando una comunità isolata dal resto della società. Ex adepti e familiari delle vittime hanno raccontato che ai membri del gruppo veniva scoraggiato l’accesso alle scuole e agli ospedali, considerati strumenti malvagi. Gli insediamenti della setta erano organizzati in aree che richiamavano luoghi biblici, contribuendo a rafforzare l’idea di vivere una missione religiosa speciale. Finora sono stati recuperati oltre 400 corpi nella foresta, e numerosi casi restano ancora sotto esame.





