Un richiamo all’unità nazionale, alla responsabilità della classe dirigente e alla necessità di affrontare le trasformazioni tecnologiche senza sacrificare i diritti e la dignità delle persone. È il messaggio di Sergio Mattarella in occasione della celebrazione dell’80esimo anniversario della Cida, la Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità. Nel suo intervento il Capo dello Stato ha ripercorso il contributo della dirigenza pubblica e privata alla storia repubblicana, con un riferimento alle vittime del terrorismo e un invito a preservare la coesione del Paese anche nei momenti di maggiore confronto politico e sociale.
L’appello all’unità
Mattarella ha rivolto un pensiero ai dirigenti che pagarono con la vita il proprio ruolo durante gli anni del terrorismo, quando le Brigate Rosse individuarono in alcune figure professionali i simboli delle istituzioni e del modello sociale italiano. Il Presidente ha ricordato Pietro Coggiola, Carlo Ghiglieno, Manfredo Mazzanti, Renato Briano e Giuseppe Taliercio, assassinati perché trasformati in bersagli da un’ideologia terroristica: «L’Italia avrebbe presto sconfitto il terrorismo grazie ai propri valori civili e alla propria unità», le parole del Capo dello Stato, con un monito che riguarda anche il presente: «Quell’unità di fondo che non si deve disperdere anche quando asprezze e contrapposizioni di merito conquistano il centro della scena».
Ottant’anni di Cida e Repubblica
La ricorrenza della Confederazione coincide con gli ottant’anni della Repubblica italiana, un anniversario che Mattarella ha definito di particolare significato: «Siete nati sulle macerie della guerra, per un’Italia migliore», ha aggiunto il Presidente che ha ricostruito il percorso di modernizzazione del Paese e il contributo delle figure dirigenziali alla crescita economica e sociale.
La nascita della Cida nel dopoguerra rappresentò anche una scelta di libertà associativa, dopo il sistema corporativo e dirigista imposto dal fascismo. Secondo il Capo dello Stato, quella esperienza esprimeva una duplice responsabilità: tutelare il ruolo dei dirigenti nei settori pubblico e privato e contribuire al progresso dell’intera società italiana.
IA e robotica
Una parte del discorso è stata dedicata ai cambiamenti del mondo del lavoro e alle conseguenze dell’innovazione tecnologica: «Oggi un mondo nuovo si sta plasmando tra rapidissime trasformazioni. Dobbiamo tenerne il passo», ha osservato Mattarella. Il Presidente ha indicato nell’Intelligenza Artificiale, nella robotica e nelle tecnologie digitali strumenti capaci di modificare l’organizzazione economica e sociale.
L’obiettivo, però, non può limitarsi all’aumento dei profitti e dell’efficienza produttiva. L’innovazione deve anche favorire una crescita qualitativa, valorizzare le persone, tutelarne la dignità e rafforzare la coesione sociale.
Il ruolo della dirigenza
Per Mattarella le responsabilità delle figure dirigenziali assumono un rilievo particolare in questa fase di trasformazione. Le competenze presenti nelle imprese, nella pubblica amministrazione, nei servizi essenziali e nei settori emergenti costituiscono una componente fondamentale di una società che intenda conservare la capacità di determinare il proprio futuro.
Il Capo dello Stato ha quindi richiamato il principio dell’«alleanza del lavoro», collegato ai valori costituzionali e al riconoscimento universale dei diritti della persona, insieme ai doveri di solidarietà politica, economica e sociale.
Nella parte conclusiva del suo ragionamento Mattarella ha posto l’attenzione sulle nuove generazioni, destinatarie delle scelte economiche, tecnologiche e istituzionali del presente. L’alleanza del lavoro, ha precisato, deve saper guardare al futuro e quindi ai giovani.





