Quanto altro dobbiamo vedere? L’Europa rischia di diventare suddita di decisioni prese altrove. Nel mondo multipolare, la nostra divisione permette alle grandi potenze di condizionarci, ricattarci e marginalizzarci. Il bivio è davanti a noi: assumerci il rischio di unire le forze oppure lasciare che altri stabiliscano i limiti della nostra libertà. Rinviare significa consolidare la dipendenza.
Draghi lo disse chiaramente al Meeting di Rimini, il 22 agosto 2025: «l’Europa è marginale perché non possiede gli strumenti per contare». Smantellare l’integrazione per recuperare sovranità nazionale ci esporrebbe ancora di più alla volontà delle grandi potenze. Ora quel monito deve diventare una decisione politica.
Russia, Cina e Stati Uniti esercitano pressioni diverse, ma tutte mettono alla prova la nostra autonomia. Mosca ha aggredito l’Ucraina, ha usato l’energia come leva e conduce campagne ibride contro l’Europa. Pechino esercita una pressione industriale e commerciale che accresce squilibri e dipendenze. Washington resta un alleato fondamentale, ma con Trump privilegia le proprie convenienze. Nessuna regia comune è necessaria: un’Europa divisa offre a ciascuno maggiore spazio per condizionarla.
L’accordo sul gasolio russo annunciato da Trump dopo il colloquio con Putin, con un alleggerimento temporaneo delle sanzioni statunitensi alla Russia sul carburante, rende evidente la contraddizione. Gli europei sostengono l’Ucraina; Washington punta a ridurre i prezzi interni. Quanto pesano i nostri interessi? Senza strumenti comuni, troppo poco. E attendere un’altra amministrazione americana non basta: anche un’America più cooperativa avrebbe priorità proprie. Difendere l’Europa spetta anzitutto agli europei. Una maggiore autonomia renderebbe più equilibrata anche l’alleanza atlantica.
La guerra ibrida alimenta la polarizzazione e lavora allo sfaldamento delle nostre società. Disinformazione, interferenze e attacchi informatici indeboliscono la fiducia nelle istituzioni e ostacolano decisioni comuni. Le campagne russe sono state denunciate dalle istituzioni europee. Guardiamo in faccia questa realtà, senza nascondere le nostre responsabilità: errori politici, disuguaglianze e sfiducia offrono terreno a chi vuole trasformare il dissenso in ostilità permanente.
La frammentazione interna frena anche l’iniziativa europea. Francia, Germania e Spagna affrontano difficoltà politiche differenti, che complicano le scelte comuni. L’Italia dispone di maggiore continuità di governo: un’opportunità da spendere in iniziative internazionali concrete.
Serve un patriottismo europeo
Il sovranismo isolazionista va combattuto nelle idee, nel dibattito e nelle urne: promette protezione e prepara la subordinazione. Quale Stato europeo può trattare da solo alla pari con le grandi potenze, assicurare energia e difesa, controllare le dipendenze tecnologiche? La sovranità senza strumenti lascia intatta l’impotenza. Chi propone di dividerci deve spiegare come intendi impedirci di diventare vassalli.
Da due anni insistiamo su queste pagine: l’Europa è necessaria. Nel mio lavoro a fine giugno 2026 disponibile sul sito «L’Europanecessaria» – necessariamente un po’ lunghetto e non proponibile come articolo – ho raccolto proposte concrete. Sono lì, pronte ad essere confrontate e discusse: difesa, energia, ricerca, infrastrutture digitali, politica estera. Il presente articolo non deve riprodurre quel programma. Deve chiedere di valutarlo, migliorarlo e agire.
Unirsi comporta responsabilità. Occorre condividere l’esercizio della sovranità dove ciascuno Stato non riesce più a difenderla da solo, con consenso e controllo democratico. Le identità nazionali possono rafforzarsi nella casa comune. L’integrazione comporta vantaggi e obblighi.
La posta in gioco è anche morale. La Chiesa e il Papa richiamano alla pace e alla dignità della persona: valori del patrimonio cristiano e cattolico europeo. L’economia deve produrre sviluppo senza sopraffare i diritti; la loro tutela richiede condizioni economiche sostenibili. Anche la riflessione post-liberale interroga questo equilibrio. L’Europa può tenere insieme libertà, solidarietà e progresso, governando l’intelligenza artificiale al servizio dell’essere umano. Per farlo deve poter decidere.
De Gasperi comprese che il destino nazionale esigeva un’iniziativa internazionale. Serve quello slancio: un percorso costituente europeo, con mandato democratico, che coinvolga governi, parlamenti e cittadini. Gli Stati disponibili promuovano accordi e utilizzino gli strumenti di cooperazione per avanzare. Attendere ogni consenso lascia l’iniziativa agli altri.
È un compito per destra e sinistra. Maggioranza e opposizione si confrontino sui programmi e prevalga sugli interessi di partito e di parrocchia, la questione europea deve diventare centrale nella politica interna di ogni Stato: l’Europa siamo noi. Ai cittadini spetta pretendere la svolta; alle forze democratiche, costruirla. Abbiamo spiegato perché l’Europa è necessaria. Ora rendiamola capace di agire. O bere o affogare. Senza mezzi termini.





