I leader africani riuniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno rilanciato con forza la richiesta di una riforma del Consiglio di Sicurezza, chiedendo seggi permanenti per il continente nel massimo organo decisionale globale. La rivendicazione, ricorrente negli ultimi anni, è tornata centrale in un contesto segnato da guerre e tensioni internazionali che toccano direttamente l’Africa.
Il presidente keniota William Ruto ha denunciato la contraddizione tra il principio di uguaglianza sancito dalla Carta ONU e la realtà di un sistema dominato da cinque potenze con diritto di veto: “L’uguaglianza proclamata in questa assemblea finisce alla porta del Consiglio di Sicurezza.”
Attualmente, il Consiglio conta 15 membri, di cui cinque permanenti — Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito — e dieci non permanenti eletti a rotazione. L’Africa dispone di tre seggi temporanei, ma nessuno stabile. Per molti capi di Stato, questa esclusione mina la credibilità dell’ONU e la sua pretesa di rappresentare un mondo multipolare.
Il presidente etiope Taye Atske Selassie ha ricordato che il continente conta 1,6 miliardi di persone e oltre cinquanta Stati membri: «Come può il mondo negare a un sesto dell’umanità il diritto alla rappresentanza?»
La richiesta di riforma e le nuove sfide
La richiesta di riforma, sostenuta anche da Liberia, Namibia e Somalia, si intreccia con nuovi temi globali: intelligenza artificiale, minerali critici e energia. Il presidente del Botswana Duma Boko ha chiesto che i Paesi in via di sviluppo partecipino alla definizione delle regole sull’uso dell’AI e delle risorse che la alimentano: “Devono avere voce nel fissare gli standard che garantiscano dignità, lavoro e sicurezza.”
Gli Stati Uniti avevano espresso nel 2024, sotto l’amministrazione Biden, l’intenzione di sostenere due seggi africani permanenti. Ma la proposta non ha avuto seguito. Per i leader africani, la riforma non è un attacco all’ONU, bensì un atto di legittimazione. Come ha detto il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud, “riformare è necessario per proteggere la sua credibilità e adattarla alle realtà del nostro tempo.”





