L’Unione Europea è stata all’altezza della sua storia. Lo ha detto il Presidente del Consiglio, Conte, riferendo al Senato sulla conclusione del difficile negoziato a Bruxelles sul “Recovery fund” il Piano straordinario dell’UE per affrontare i problemi creati dalla pandemia del coronavirus.
In effetti, non si può non convenire con quanti, a cominciare dallo stesso Capo dello Stato e dal Premier, valutano positivamente i risultati del duro confronto che, nella capitale comunitaria, ha visto fra i protagonisti il Presidente Conte e registrato un ruolo decisivo e responsabile dell’asse franco-tedesco nella persona della Cancelliera Merkel e del Presidente Macron.
L’Italia potrà così disporre, fra il 2021 e il 2023, di 209 miliardi di euro, di cui 82 come sussidi a fondo perduto e 127 in prestiti agevolati.
Il grosso della cifra, il 70%, 146 miliardi, fra il 2021 e il 2022; il residuo 30% ,63 miliardi, nel 2023. Un prefinanziamento precederà le erogazioni ed è previsto per i primi mesi del 2021; si prevede sia di circa 21 miliardi, anticipati quindi sulla prima tranche.
È, come si vede, un intervento imponente, di carattere epocale e fortemente innovativo nella storia dell’UE, ma non potrà essere utilizzato con una discrezionalità assoluta né dall’Italia né dagli altri Paesi dell’UE.
Dovrà invece essere coerente alle indicazioni dell’UE e rigoroso quanto ad obiettivi e tempi di attuazione: in particolare, l’Italia dovrà – finalmente, osserviamo noi – riformare la giustizia, il sistema fiscale, la legislazione sul lavoro, ivi compresi gli aspetti previdenziali e, infine, dovrà offrire chiari segni di iniziative per favorire la transizione verso il digitale e uno sviluppo compatibile con la tutela dell’ambiente.
Questo insieme di impegni dovranno essere contenuti in un documento programmatico, esaustivo quanto a strumenti, tempi ed obiettivi, per la metà del prossimo mese di ottobre.
Non sarà quindi possibile perdere tempo o sorvolare sulle esigenze poste dalle autorità comunitarie.
Vigileranno sulla progressiva e puntuale attuazione dei programmi, sia la Commissione, sia lo stesso Consiglio dell’Unione, che autorizzeranno le progressive erogazioni.
Sui controlli non c’è da scandalizzarsi: siamo chiamati ad una prova di serietà e di maturità e al definitivo accantonamento delle contorsioni ed omissioni che finora ci hanno spesso impedito di spendere integralmente perfino le risorse assegnate dall’Unione per lo sviluppo regionale e le politiche di coesione.