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Sanità, record di mobilità: 5,15 miliardi spesi per curarsi fuori regione

Sanità, record di mobilità: 5,15 miliardi spesi per curarsi fuori regione

Il report Gimbe sul 2023: pazienti soprattutto dal Sud verso il Nord, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto attraggono oltre metà dei flussi. Più della metà delle risorse finisce al privato convenzionato
giovedì, 5 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Sono dati, questi, riferiti al 2023. Ma che fanno comunque ben capire come la mobilità sanitaria interregionale sia arrivata a livelli altissimi. E infatti i numeri comunicati ieri dalla Fondazione Gimbe in occasione del suo trentennale sono chiari e inequivocabili: la mobilità sanitaria interregionale tre anni fa ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il valore più alto mai registrato.

La spesa è cresciuta del 2,3% rispetto al 2022, quando era stata pari a 5,04 miliardi, e ha confermato l’aumento dei cittadini che si spostano dalla propria regione di residenza per ricevere cure.

Chiaramente, e non era difficile immaginarlo, il fenomeno ha riguardato soprattutto i trasferimenti dal Sud verso il Nord, ma negli ultimi anni sono aumentati anche gli spostamenti tra le stesse regioni settentrionali.

La mobilità sanitaria rappresenta uno degli indicatori delle differenze nell’offerta di servizi sanitari tra i territori: quando i pazienti si spostano in modo sistematico verso alcune regioni significa che l’accesso alle cure non è uniforme.

Facile intuire che le regioni che hanno attratto il maggior numero di pazienti sono state comunque Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che hanno concentrato oltre la metà della mobilità attiva.

In particolare la Lombardia ha raccolto il 23,2% dei flussi, seguita da Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Tra le altre regioni con forte capacità di attrazione ecco Lazio (8,9%), Toscana (6,4%) e Piemonte (5,8%). Del Sud, neanche l’ombra.

Saldo economico negativo e positivo

E quindi quali sono state le regioni che si sono collocate con il saldo economico più negativo, cioè quelle che hanno sostenuto i costi più elevati per le cure dei propri residenti in altre aree del Paese? Ecco il rovescio della medaglia: i valori più alti hanno riguardato Calabria (-326,9 milioni di euro), Campania (-306,3 milioni), Puglia (-253,2 milioni), Sicilia (-246,7 milioni) e Lazio (-191,7 milioni). Complessivamente, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna hanno concentrato il 78,2% del saldo passivo nazionale.

All’opposto i saldi economici più positivi si sono registrati nelle regioni settentrionali: Lombardia (+645,8 milioni di euro) ed Emilia-Romagna (+564,9 milioni) guidano la classifica, seguite dal Veneto (+212,1 milioni). Sono territori, questi, che hanno registrato un numero di prestazioni erogate a cittadini provenienti da altre regioni superiore a quelle sostenute per i propri residenti che si curano altrove.

Un altro elemento ha riguardato il peso delle strutture private accreditate nella mobilità sanitaria. Oltre la metà delle risorse, il 54,5%, pari a 1,966 miliardi di euro, è stata assorbita dal settore privato convenzionato, mentre 1,643 miliardi sono andati alle strutture pubbliche. La quota del privato ha superato, nello specifico, il 70% in Lombardia e il 60% in Molise, Puglia e Lazio.

Dati Agenas

La mobilità sanitaria ha riguardato soprattutto ricoveri ospedalieri e prestazioni specialistiche ambulatoriali. Secondo i dati Agenasanalizzati nel report, l’80,4% dei ricoveri in mobilità è classificato come effettivo, cioè legato alla scelta del paziente di curarsi in un’altra regione.

Per quanto riguarda l’assistenza ambulatoriale, le prestazioni più frequenti hanno riguardato terapie, diagnostica strumentale e analisi di laboratorio, che insieme hanno rappresentato circa il 93% delle attività erogate fuori regione. Il fenomeno non ha riguardato solo le prestazioni sanitarie, ma ha prodotto (e purtroppo continua a produrre) anche effetti economici e sociali per i cittadini che si sono spostati.

Viaggi, permanenza lontano da casa e necessità di assistenza hanno comportato (e ancora una volta diciamo purtroppo) costi aggiuntivi per le famiglie. Per molti pazienti, secondo la Fondazione Gimbe, la mobilità sanitaria non rappresenta una scelta, ma una necessità legata alla disponibilità dei servizi, ai tempi di attesa e alla qualità percepita delle cure.

Il report ha evidenziato inoltre che i dati sulla mobilità sanitaria fotografano solo una parte delle diseguaglianze territoriali del Servizio sanitario nazionale, perché riguardano principalmente l’assistenza ospedaliera. Le differenze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria risultano ancora più ampie e incidono sulla capacità del sistema di garantire livelli uniformi di tutela della salute in tutte le regioni del Paese.

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