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Il Presidente USA, Donald Trump
Il Presidente USA, Donald Trump

Iran, quarto giorno: 787 morti, colpita l’Assemblea degli Esperti a Qom. Trump: “Vogliono negoziare, troppo tardi”

Droni contro l’ambasciata Usa a Riad. L’Idf entra nel sud del Libano: “misura tattica e limitata”. Teheran annuncia la chiusura di Hormuz e minaccia “tutti i centri economici della regione”, petrolio oltre 80 dollari. Onu chiede un’inchiesta sull’“orribile attacco” a una scuola femminile
mercoledì, 4 Marzo 2026
3 minuti di lettura

Nel quarto giorno di guerra, i raid israeliani hanno colpito Teheran, Qom e Beirut, mentre l’esercito di Tel Aviv è entrato nel sud del Libano. Missili e droni iraniani hanno raggiunto Israele, Qatar ed Emirati. La Mezzaluna Rossa iraniana parla di 787 morti dall’inizio delle operazioni. Un missile ha centrato a Qom la sede dell’Assemblea degli Esperti, incaricata di eleggere la Guida suprema. Secondo fonti israeliane l’attacco è avvenuto “durante una votazione del consiglio” per scegliere il successore di Ali Khamenei. Non è noto quanti degli 88 membri fossero presenti. Canali iraniani riferiscono di morti e feriti, senza conferme ufficiali. Colpita anche la sede dell’Assemblea a Teheran e danneggiato l’aeroporto Mehrabad. In Iran si è tenuta una cerimonia per 165 vittime, tra cui le studentesse di una scuola femminile a Minab. In questo quadro, secondo Iran International, l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, dato per morto nei giorni scorsi, “è vivo e in un luogo sicuro”. L’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha chiesto “un’indagine rapida, imparziale e approfondita” sull’“orribile attacco”. Washington nega di aver colpito deliberatamente una scuola. Israele afferma di non avere informazioni su operazioni in quell’area.

Trump: “Vogliono negoziare. Troppo tardi”

Donald Trump ha rivendicato la distruzione di “centri di comando, basi missilistiche e difese aeree” iraniane. “La loro difesa aerea, l’aeronautica, la marina e la leadership sono state eliminate. Vogliono negoziare. Ho risposto: ‘Troppo tardi!’”, ha scritto su Truth. Il presidente ha promesso ritorsioni dopo che due droni hanno colpito l’ambasciata Usa a Riad, causando un incendio e danni limitati. Riad ha definito l’attacco “codardo e ingiustificato” e ha rivendicato il “pieno diritto” di reagire.Trump ha annunciato la rottura dei rapporti con Madrid, accusando la Spagna di non aver concesso l’uso delle basi per l’operazione contro l’Iran, e ha elogiato la collaborazione con il segretario generale Nato Mark Rutte e con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il vicepresidente JD Vance ha assicurato che “non sarà come Iraq o Afghanistan”. Il Pentagono ammette possibili ulteriori perdite americane. Teheran sostiene di aver colpito la portaerei USS Abraham Lincoln, circostanza smentita da Washington. Negli Stati Uniti l’escalation apre un duro confronto politico. Analisti parlano di una scelta ad alto rischio per la Casa Bianca in un anno elettorale segnato da tensioni economiche e timori di un conflitto prolungato.

Netanyahu: “Se non ora, mai più”

Benjamin Netanyahu ha confermato i raid su Teheran e Beirut e l’ingresso di truppe nel sud del Libano “per impedire il fuoco sulle comunità di confine”. “Stavano costruendo nuovi siti nucleari. Se non ora, mai più”, ha dichiarato. In un’intervista a Fox News ha parlato di “azione rapida e decisiva” che potrebbe favorire nuovi accordi con Paesi arabi: “L’Arabia Saudita avrà molto da guadagnare dalla caduta del regime”. Hezbollah ha risposto con razzi e droni. L’Idf definisce l’ingresso in Libano “una misura tattica e limitata” per creare una fascia di sicurezza, senza annunciare un’occupazione prolungata. L’Onu segnala decine di migliaia di sfollati nel sud del Paese.

Minaccia ai centri economici e petrolio in tensione

Il generale dei Pasdaran Ebrahim Jabbari ha avvertito che, se i raid continueranno, l’Iran colpirà “tutti i centri economici della regione”. Teheran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz. Fonti marittime riferiscono petroliere in attesa nel Golfo e sospensioni assicurative, ma non vi è conferma di un blocco totale. Il greggio ha superato gli 80 dollari al barile e, secondo fonti iraniane, potrebbe arrivare a 200. L’Iraq ha sospeso la produzione nel giacimento di Rumaila per mancanza di petroliere. Il consigliere del premier Mohammed al Sudani stima perdite fino a 6 miliardi di dollari al mese se lo Stretto resterà chiuso. Le esportazioni potrebbero scendere da 3,4 milioni di barili al giorno a meno di 250 mila. Il ministro egiziano Karim Badawi ha dichiarato che il Cairo è “in grado di trasportare il petrolio saudita nel Mediterraneo” attraverso l’oleodotto Sumed.

Europa sotto pressione

Teheran ha avvertito l’Unione europea che ogni sostegno militare a Usa e Israele sarà considerato “un atto di guerra”. Diverse sedi diplomatiche occidentali hanno ridotto il personale non essenziale. Washington ha autorizzato partenze volontarie da alcune basi nel Golfo. Berlino ha convocato l’ambasciatore iraniano chiedendo la fine degli attacchi “indiscriminati”. La Germania conta circa 30 mila turisti nella regione e ha militari dispiegati in Giordania, Iraq e Qatar.

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