Il governo venezuelano ha annunciato la liberazione di 104 prigionieri in un’unica giornata, un provvedimento che le autorità definiscono parte di un più ampio processo di “riconciliazione nazionale”. La misura, comunicata dal ministero della Giustizia, riguarda detenuti accusati di reati politici e comuni, anche se non è stata fornita una lista ufficiale dei nomi né dettagli sulle condizioni della scarcerazione. Secondo il governo, l’iniziativa rappresenta un passo verso la distensione interna e la normalizzazione del clima politico, in un Paese segnato da anni di tensioni, proteste e sanzioni internazionali. Le autorità hanno parlato di un “atto di umanità” volto a favorire il dialogo con i settori critici del governo. L’opposizione, però, ha reagito con scetticismo. Diversi leader hanno definito la liberazione una “manovra politica” pensata per migliorare l’immagine internazionale del Paese senza affrontare le cause profonde della crisi dei diritti umani. Organizzazioni indipendenti ricordano che centinaia di persone restano ancora detenute per motivazioni politiche, spesso senza processo o con accuse considerate infondate. La notizia ha attirato l’attenzione anche della comunità internazionale. Alcuni governi latinoamericani hanno accolto positivamente il gesto, mentre ONG e osservatori esteri chiedono verifiche indipendenti per garantire che le liberazioni non siano temporanee o condizionate. In un Venezuela ancora segnato da instabilità economica e tensioni politiche, la liberazione dei 104 prigionieri rappresenta un segnale importante, ma non sufficiente a dissipare i dubbi sulla reale volontà del governo di avviare un percorso di riforme strutturali e di rispetto pieno dei diritti civili.



