Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un’indagine formale sul governatore del Minnesota, Tim Walz, e sul sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, accusati di aver ostacolato l’operato degli agenti federali dell’immigrazione. Una mossa che segna un nuovo, brusco irrigidimento nei rapporti tra l’amministrazione Trump e i vertici democratici dello Stato, già teatro di tensioni politiche e sociali negli ultimi mesi. Secondo quanto riferito da un funzionario federale, rimasto anonimo perché non autorizzato a parlare pubblicamente, l’inchiesta riguarderebbe una presunta cospirazione per impedire l’attività dell’ICE, l’agenzia che si occupa del controllo dell’immigrazione irregolare. Le accuse si basano su dichiarazioni e prese di posizione dei due leader locali, che nelle settimane precedenti avevano criticato l’invio massiccio di agenti federali nell’area metropolitana di Minneapolis, dove la presenza di migliaia di operatori dell’ICE e della Border Patrol aveva alimentato proteste e timori tra i residenti. La vicenda si è ulteriormente infiammata dopo l’uccisione di Renee Nicole Good, 37 anni, colpita da un agente dell’ICE durante un intervento a Minneapolis, episodio che ha scatenato indignazione e richieste di chiarimenti da parte delle autorità locali. Walz e Frey avevano chiesto trasparenza e una revisione delle operazioni federali, denunciando un clima di tensione crescente. Il sindaco Frey, in un messaggio pubblicato sui social, ha definito l’indagine «un tentativo di intimidazione» nei confronti di chi difende la città e i suoi residenti. Dal canto suo, Walz — che pochi giorni fa ha annunciato il ritiro dalla corsa per la rielezione — non ha rilasciato commenti diretti, ma il suo staff parla di «accuse infondate» e di un’inchiesta «politicamente motivata». Mentre il Dipartimento di Giustizia prosegue gli accertamenti, il Minnesota si ritrova al centro di una battaglia istituzionale che intreccia sicurezza, immigrazione e scontro politico.



