L’Unicef lancia un nuovo e drammatico allarme sulla situazione dei bambini in Sudan: per loro il mondo è in ritardo di 1.000 giorni. Dall’inizio dei combattimenti, nell’aprile 2023, il Paese è precipitato in una delle crisi umanitarie più gravi e devastanti al mondo, con milioni di minori spinti sull’orlo della sopravvivenza a causa delle violenze, delle violazioni del diritto internazionale umanitario e delle enormi difficoltà di accesso agli aiuti. Le prospettive per il 2026 restano estremamente preoccupanti. Secondo le stime, 33,7 milioni di persone – circa due terzi della popolazione sudanese – avranno bisogno di assistenza umanitaria urgente, e la metà di loro sono bambini. In vaste aree del Paese l’accesso agli aiuti salvavita è ancora pericolosamente limitato, aggravando ulteriormente una crisi già fuori controllo.
I bambini continuano a essere uccisi, feriti e costretti alla fuga. Solo negli ultimi giorni, secondo le notizie, otto bambini hanno perso la vita in un attacco ad Al Obeid, nel Kordofan settentrionale. Oltre 5 milioni di minori sono stati costretti ad abbandonare le proprie case: circa 5.000 bambini sfollati ogni giorno, spesso più volte, mentre violenze e insicurezza li seguono lungo il loro percorso. Milioni di bambini sono inoltre esposti al rischio di stupro e di altre forme di violenza sessuale, utilizzate come strumento di guerra, con vittime che includono anche bambini di appena un anno.
Emergenza alimentare
A questa tragedia si aggiunge una gravissima emergenza alimentare. Nel 2026 circa 21 milioni di persone saranno colpite da grave insicurezza alimentare. La carestia è già stata confermata ad Al Fasher e Kadugli, mentre altre 20 aree sono a rischio nel Grande Darfur e nel Grande Kordofan. Nel Darfur settentrionale, epicentro dell’emergenza nutrizionale, tra gennaio e novembre 2025 sono stati curati quasi 85.000 bambini colpiti da malnutrizione acuta grave: uno ogni sei minuti. Il collasso dei sistemi sanitari, la carenza di acqua potabile e l’interruzione dei servizi di base stanno favorendo la diffusione di epidemie mortali, mettendo a rischio la vita di circa 3,4 milioni di bambini sotto i cinque anni. Dietro i numeri, sottolinea l’Unicef, ci sono storie di paura, fame e perdita, mentre il conflitto continua a negare ai più piccoli sicurezza, salute e speranza.
Nonostante le condizioni estreme, l’Unicef e i suoi partner continuano a fornire assistenza salvavita ovunque sia possibile: cure contro la malnutrizione grave, vaccinazioni, accesso all’acqua potabile, protezione e supporto psicosociale per i bambini vittime di violenza e sfollamento. Ma questi interventi, pur essenziali, non possono sostituire ciò che solo la pace può garantire.
La richiesta
Per questo l’Unicef chiede con urgenza la fine immediata del conflitto e il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario: protezione dei civili, stop agli attacchi contro le infrastrutture e accesso umanitario sicuro, continuo e senza ostacoli in tutto il Sudan. I bambini sudanesi non possono più aspettare: porre fine alla guerra è una necessità morale improrogabile.



