Il presidente sudcoreano Lee Jae‑myung ha scelto Pechino per lanciare un messaggio chiaro: il 2026 sarà l’anno della piena normalizzazione dei rapporti tra Corea del Sud e Cina. Durante la sua visita di Stato, la seconda in due mesi, Lee ha ribadito l’intenzione di “ripristinare completamente” i legami bilaterali, dopo anni segnati da tensioni geopolitiche, dispute commerciali e frizioni legate alla sicurezza regionale. Accolto dal presidente Xi Jinping, Lee ha sottolineato che lo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi dipende dal “pieno rispetto degli interessi fondamentali reciproci”, una formula che richiama direttamente la posizione cinese sulla politica dell’Unica Cina. In un’intervista rilasciata alla CCTV alla vigilia dell’incontro, il leader sudcoreano ha riaffermato il rispetto di Seul per tale principio, segnalando un tentativo di ricucitura diplomatica dopo anni di freddezza. La visita, che include anche una tappa a Shanghai e un incontro con i vertici delle principali aziende sudcoreane presenti in Cina, mira a rilanciare la cooperazione economica in un momento in cui Pechino considera Seul un partner strategico per contrastare l’asse sempre più stretto tra Giappone e Stati Uniti. La Cina, dal canto suo, vede nella Corea del Sud un interlocutore pragmatico, capace di favorire un clima più costruttivo con l’Unione Europea e con i Paesi del Pacifico. Secondo gli analisti, la scelta di Lee di parlare apertamente di “ripristino completo” dei rapporti entro il 2026 riflette la volontà di segnare una discontinuità rispetto al passato recente, quando la crisi del sistema antimissile THAAD aveva congelato per anni la cooperazione bilaterale. Ora, con un’agenda che include commercio, tecnologia, sicurezza e stabilità regionale, Seul punta a un equilibrio più solido tra l’alleanza con Washington e la necessità di mantenere un rapporto funzionale con Pechino.



