Le pericolose incongruenze di un sistema di tutela ambientale che non funziona più. Il tutto è scritto in un report che analizza la situazione critica vissuta dalla filiera dei rifiuti tessili urbani. È il caso dei costi di raccolta dei tessuti tessili che sono diventati superiori al valore di vendita di quanto viene recuperato. Una situazione oggi di stallo che rende insostenibile economicamente per le aziende il proseguimento del servizio. Cifre, indicazioni e naturalmente un allarme arriva dall’Associazione delle aziende e delle cooperative, (Unirau)
che si dedicano alle attività di raccolta, selezione e valorizzazione della frazione tessile dei rifiuti urbani. Associazione che aderisce ad Assoambiente e Ariu (Associazione Recuperatori Indumenti Usati). Le diverse Associazioni con i delegati di Retessile, che hanno presentato ad Anci ed Utilitalia un report dai cui emergono tutte le criticità dalla filiera dei rifiuti tessili urbani.
Spese più alte dei ricavi
Nel merito dello studio i costi di raccolta variano tra i 306 ed i 366 euro a tonnellata, a seconda di diversi fattori di costo presi in esame, mentre i prezzi di vendita del materiale così raccolto agli impianti di selezione sono scesi sotto i 300 euro a tonnellata e continueranno a contrarsi a causa della riduzione dei prezzi registrati nel resto dell’Europa a causa della maggiore disponibilità di questi materiali a seguito dell’entrata in vigore dell’obbligo di raccolta negli altri Paesi (dal 1° gennaio 2025).
Il paradosso dei costi
“Per anni i costi della raccolta effettuata da soggetti dell’economia sociale si autosostenevano”, fa presente Andrea Fluttero, presidente di Unirau, “con il valore ricavato dalla vendita alle aziende della selezione di quanto raccolto, che veniva valorizzato tramite preparazione per il riuso e riciclo”. “Questo ci obbliga”, aggiunge Fluttero, “a vendere le nostre raccolte a quotazioni inferiori ai nostri costi di raccolta e ci mette di fronte al rischio di non poter dare continuità al servizio”.
Un problema globale
Ad entrare nel merito di uno scenario globale è Joseph Valletti, presidente di Ariu. “Oggi la somma degli effetti dell’aumento dei quantitativi raccolti su base europea, la scarsa qualità del fast fashion e la concorrenza sui mercati globali del second hand fatta dal super fast fashion cinese ha fatto crollare il valore di quanto raccolto”, sottolinea Joseph Valletti, “e le imprese della selezione per mantenere la loro competitività sono costrette ad acquistare raccolte provenienti da altri Paesi europei di maggiore qualità a quotazioni decisamente più basse”.
L’intervento del ministero dell’Ambiente
Su un tema così delicato è stato sollecitato l’intervento del ministero dell’Ambiente. C’è una proposta che coinvolge i produttori. L’estensione al comparto tessile di un regime di Epr (responsabilità estesa del produttore) è un tema cui stanno lavorando sia il ministero dell’Ambiente tramite un apposito decreto ministeriale che la Ue tramite la revisione della direttiva europea 2008/98: sono provvedimenti che verosimilmente saranno varati nel primo semestre del 2026.
Blocco di un sistema disfunzionale
Le Associazioni di raccolta hanno fatto il punto della situazione paventando il rischio di blocco. “Se non sarà possibile concordare con le stazioni appaltanti le misure temporanee di sostegno illustrate, le raccolte rischiano di fermarsi, non consentendo ai Comuni di adempiere ad un loro obbligo, aumentando i quantitativi di rifiuti indifferenziati ed i conseguenti costi ambientali ed economici di smaltimento, privando i cittadini di un servizio e rischiando di lasciare spazi a soggetti che operando sottocosto sono poi verosimilmente costretti a pratiche commerciali, di gestione del personale ed ambientali fuori dalla legalità”.
Le proposte ai Comuni
Le imprese della raccolta dei rifiuti urbani, si rivolgono ai Comuni. L’appello è di Unirau e Ariu che hanno illustrato diverse proposte come la possibilità di prezzi agevolati per smaltire gli scarti della raccolta e della selezione, l’impegno ad evitare iniziative per aumentare i quantitativi raccolti, la sospensione del pagamento di eventuali royalties dovute a seguito di gare pregresse per la raccolta, il passaggio da gare ad evidenza pubblica al massimo rialzo a quelle al massimo ribasso.