Il procuratore generale USA, Pamela Bondi, ha avanzato, martedì, la richiesta di pena di morte per Luigi Mangione, accusato dell’omicidio del CEO di UnitedHealthcare, Brian Thompson, avvenuto a New York City. Mangione, 26 anni, è stato incriminato per aver perseguitato e ucciso Thompson, oltre a essere accusato di omicidio di primo grado con finalità di terrorismo dai procuratori statali. L’imputato si è dichiarato non colpevole. Bondi ha motivato la richiesta come parte dell’iniziativa dell’amministrazione Trump per combattere i crimini violenti. L’avvocato di Mangione ha criticato duramente la decisione, definendola “politica” e “crudele.” Se condannato a livello statale, l’accusato potrebbe ricevere una pena di ergastolo senza possibilità di libertà vigilata. James S. Liebman, professore di diritto alla Columbia University, ha sottolineato che perseguire la pena di morte è insolito in stati come New York, dove non è prevista la pena capitale. L’ultimo caso simile risale al 2023, quando Sayfullo Saipov fu condannato all’ergastolo per un attentato avvenuto nel 2017. L’omicidio di Thompson, avvenuto a Midtown Manhattan, ha alimentato un intenso dibattito sul sistema sanitario statunitense. Mangione è stato arrestato cinque giorni dopo l’omicidio in Pennsylvania, in possesso di una pistola fantasma e un documento scritto a mano che indicava le sue presunte motivazioni. La polizia ha confermato che i bossoli trovati sulla scena del crimine corrispondevano all’arma confiscata. Il caso ha acceso discussioni sui costi e le disparità del sistema sanitario e assicurativo. Post online attribuiti a Mangione suggeriscono che il giovane soffriva di problemi di salute e non era coperto da un’assicurazione UnitedHealthcare al momento della sparatoria. L’avvocato di Mangione ha accusato il governo di proteggere un sistema sanitario “corrotto e immorale,” mentre il suo assistito rimane detenuto in una prigione federale a Brooklyn.