venerdì, 4 Aprile, 2025
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Teatro

“Lucrezia Borgia” torna al Teatro dell’Opera di Roma dopo 45 anni e conquista il pubblico

Con la direzione di Roberto Abbado e la regia di Valentina Carrasco l’antieroina di Donizetti seduce la platea

 

Memorabile quanto necessario ritorno, Lucrezia Borgia è l’antieroina che getta la maschera delle umane ipocrisie, offrendo una donna avvezza al male, mossa all’amore solo dalla maternità.
Date al vostro mostro un’anima di madre, e il mostro interesserà e moverà alle lagrime» scriveva Victor Hugo nella prefazione alla sua Lucrèce Borgia, che fece la sua prima comparsa al Théatre de la Porte Saint Martin di Parigi il 2 Febbraio 1833. Ad assistere tra il pubblico quella sera ci fu una delle cantanti d’opera più note dell’epoca, il soprano Enriette Meric-Lalande, su cui l’opera ebbe grande effetto tanto da sceglierla per la stagione del carnevale 1833-1834 al Teatro alla Scala, che l’aveva scritturata. Fu così che l’attrice, d’accordo con l’impresario della Scala Teodoro Gottardo, fece recapitare una copia della pièce di Victor Hugo al poeta Felice Romani, affinché l’adattasse i un libretto d’opera. Da quel momento fu tutto un lavorare velocemente,
modalità particolarmente familiare a Donizetti, che diceva che la sua divisa è il presto, portando al debutto di Lucrezia Borgia il 26 dicembre 1833. Il compositore, insieme al librettista Felice Romani, trasse dalla tragedia di Hugo un melodramma a tinte forti, che alterna toni grotteschi a momenti di grande patetismo e in cui la protagonista trova riscatto nell’amore materno per il figlio Gennaro.

La regista argentina Valentina Carrasco firma la regia dell’attuale Lucrezia Borgia per l’allestimento che dal 16 al 23 febbraio 2025, restituendo intatto è accresciuto il fine romantico dell’Opera di Victor Hugo, massimo esponente del romanticismo francese, che desiderava dare vita a un personaggio complesso, multiplo, abitato da contraddizioni, pieno di orrore e di bellezza. Nel mettere in scena la Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti, la regia è efficace e sorprendente, giocata sul contrasto tra interno e esterno, tra maschera e scheletro, che abitano la scena, creando uno spazio fuori dal tempo, per rendere assoluta e eterna la vita e la morte dei personaggi.

“La maschera di una donna è sacra come il volto di un uomo, ci dice il poeta francese. Noi – spiega Carrasco – abbiamo fatto della maschera la corazza di cui fa uso l’eroina per nascondere la sua mostruosità ma anche la sua debolezza. Lucrezia Borgia è una donna da temere, implacabile. Una (aimè rara) figura femminile vittimaria e non vittima.

La vogliamo così, pericolosa, spietata, orrenda e inarrestabile, come quella scelta da Donizetti e Hugo, non quella reale, saggia e misurata». Sul podio è chiamato un esperto belcantista come Roberto Abbado: «È con
molto entusiasmo – dichiara il direttore – che mi accingo a dirigere questo bellissimo Notturno brillante donizettiano il quale, accanto ai quattro ruoli protagonistici, grazie ad una drammaturgia tesa ed avvincente, presenta sette altri importanti ruoli, una vera e propria corrente che attraversa trasversalmente tutta l’opera».
Se la regia incontra un grande apprezzamento di pubblico, la direzione di Roberto Abbado sostiene e supera brillantemente una delle sfide più audaci della carriera di Donizetti, che definì con la parola “frammischiamento” la mescolanza, l’ibridazione tra il grottesco e il tragico, che brillano in particolare nei pezzi d’assieme. Tra tutti i pezzi d’assieme eccelle per colore, intensità, fraseggio, il confronto tra Lucrezia e Don Alfonso, in cui Lidia Fridman e Alex Esposito offrono il momento più emozionante dell’Opera.
Lidia Fridman, giovanissimo talento lirico al suo debutto all’Opera di Roma, si alterna con Angela Meade, che torna al Costanzi dopo il successo di Ernani del 2022 e dopo aver cantato Turandot al Caracalla Festival 2024.

Alfonso I d’Este è interpretato da Alex Esposito, Gennaro da Enea Scala e Maffio Orsini da Daniela Mack. Le scene sono di Carles Berga, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Marco Filibeck. Orchestra e Coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma E meritano una menzione speciale per l’altissimo risultato ottenuto con questa messa in scena In cui è ben complesso rendere la protagonista gli ì avvertimenti che il librettista scrive prima dell’inizio del libretto: “Nella Lucrezia Borgia Victor Hugo volle significare la difformità morale purificata dalla maternità, il quale scopo se ben si rifletta rattempera la nerezza del soggetto e non fa ributtante la protagonista”.

 

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