giovedì, 22 Ottobre, 2020
Sanità

Antonio Cisternino: Possibile ruolo terapeutico dei Linfociti-T

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“Fare tesoro dell’esperienza clinica acquisita per irrobustire i percorsi assistenziali e sviluppare intensamente la formazione sanitaria e di management”. Il Professor Antonio Cisternino, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Urologia dell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” – Fondazione Opera Padre, ha ben chiari gli obiettivi da perseguire una volta usciti dalla fase di emergenza.

La lunga esperienza acquisita sul campo, non disgiunta da una visione prospettica della realtà, consente al nostro interlocutore, considerato, a ragione, un esperto del bisturi, di tracciare un quadro preciso del futuro che ci attende…

Il Professor Antonio Cisternino

Quale è la sua opinione in merito alla tenuta del sistema sanitario rispetto alla pandemia in atto?
“Nessuna organizzazione su larga scala è in grado di farsi trovare pronta a supportare una emergenza sanitaria come quella generata dal contagio da coronavirus Covid-19 con una elevata velocità di propagazione e un numero elevato di ospedalizzazioni e, purtroppo, di decessi. L’urgenza richiede decisioni in tempi brevi. E l’emergenza ha i suoi codici e le sue regole. Una delle prime consiste nella definizione delle priorità. Non meno importante è la comunicazione che diventa fondamentale quando sono in gioco la vita e la salute delle persone…”.

La Casa Sollievo della Sofferenza, “opera segno” di San Pio, come ha reagito alla emergenza?
“Nel nostro Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza – Fondazione Opera Padre Pio, la Direzione Strategica ha immediatamente provveduto a metter in atto regole e direttive governative regionali che, con un’azione di coordinamento con il territorio, sono state particolarmente incisive nell’efficacia, garantendo la sicurezza sia dei pazienti che degli operatori sanitari. A titolo esemplificativo, sono stati attivati percorsi differenziati e precisi per pazienti covid, sospetti e non-covid”.

Quando l’emergenza sarà alle spalle su che cosa bisognerà puntare?
“In ordine valoriale, innanzitutto, su una congrua presenza di personale sanitario in grado di far fronte ai bisogni assistenziali non solo della rete ospedaliera ma anche del territorio e della domiciliarità in azione congiunta con l’associazionismo civico responsabile. Sarebbe necessario puntare anche su una tecnologia medicale assistenziale coerente e concreta per il percorso di cura; su una capillare prevenzione, mappatura e monitoraggio sul territorio dei casi a rischio. Senza dimenticare di incentivare fortemente la ricerca per soluzioni innovative in termini assistenziali, per terapie farmacologiche e non, per migliori cure.

Insomma c’è molto da fare?
“Occorre, in definitiva, fare tesoro della esperienza clinica acquisita di fronte a nuovi problemi clinici e nuove esperienze (in questo caso Covid-19) per irrobustire i percorsi assistenziali, sviluppare intensamente la Formazione sanitaria e di management”.

Da uno studio condotto negli Usa dal Montefiore Health System e dall’Albert Einstein College of Medicine i testicoli possono essere sede di coronavirus SARS-Cov2. È possibile tutto questo?
“Il Covid-19 per entrare nel corpo umano deve legarsi ad un recettore di una cellula e lo fa legandosi all’ACE2, enzima che conosciamo bene, perché associato alla trasformazione dell’angiotensina, presente nel tessuto polmonare, intestinale, cardiaco. Peraltro si tratta proprio degli organi che sviluppano i sintomi clinici che caratterizzano il percorso clinico Covid-19: insufficienza respiratoria, diarrea o aggravamento delle condizioni cardiache. Secondo lo studio che ha citato l’enzima in questione sarebbe presente anche nei testicoli”.

Come mai usa il condizionale?
“Il professor Carlo Foresta, Ordinario di Endocrinologia dell’Università degli Studi di Padova dissente da quanto affermato dai colleghi americani, dal momento che osserva che le evidenze scientifiche ad oggi disponibili sembrano non supportare tale ipotesi, in quanto studi su uomini positivi non hanno rilevato la presenza del virus né a livello del liquido seminale né nel testicolo. D’altra parte il virus potrebbe raggiungere i testicoli solo attraverso la circolazione sanguigna, ma ad oggi non è riportata presenza di virus nel sangue. Allo stato attuale queste informazioni dovrebbero tranquillizzare circa la possibilità di un coinvolgimento testicolare nell’infezione”.

Si è parlato anche di un eventuale utilizzo dei Linfociti-T…
“I Linfociti-T sono cellule che circolano normalmente nel sangue e hanno un ruolo chiave nei meccanismi di auto difesa della persona umana. Come si potrebbero utilizzare contro i Virus? Sappiamo che in alcuni tipi di tumori già vengono utilizzate alcune tecniche di ingegneria genetica efficaci che potenziano l’effetto dei Linfociti T. Si possono quindi prelevare i Linfociti T dal paziente e geneticamente modificarli in laboratorio (in modo da renderli capaci di riconoscere le cellule infettate dal virus). Quando i Linfociti T addestrati e modificati saranno re-immessi nel sangue del paziente, essi saranno in grado di riconoscere le cellule infettate dai virus, poterle quindi aggredire ed eliminarle attraverso l’attivazione della risposta immunitaria. Pensare a un utilizzo su larga scala per questa Terapia è oggi difficile visti i costi e le tecnologie da impegnare per renderla disponibile a un gran numero di persone.
È una strada possibile e di buona speranza per il futuro, dove l’immunoterapia con le Car-T (così sono chiamati i Linfociti T geneticamente modificati), attualmente impiegata in alcune forme di tumore, potrebbe diventare una terapia possibile per difenderci da tutte le infezioni virali nella impossibilità di altre terapie”.

Come sarà il post lockdown a livello psicologico sia per il personale medico che paramedico e per i pazienti?
“Lo stato psicologico di medici, paramedici e pazienti dipenderà da molti fattori. Gli Italiani hanno sicuramente dimostrato un grande senso di coesione, specie se paragonato a comportamenti sociali osservati in altri Paesi Europei e non solo. Anche la paura ed il panico, emozioni di ogni individuo in condizioni di particolare emergenza, sono state fortemente mitigate dai Social. Con il passare del tempo è cresciuta l’incertezza relativa alla crisi economica ma le azioni sanitarie di controllo messe in campo, trovando il favore dei dati, lasciano spazio ad una speranza concreta di potercela fare. La responsabilità di ognuno nella volontà di proteggersi, applicando le regole giuste in termini di sorveglianza e  di cura, sarà la chiave di successo per un futuro più sereno, coeso e costruttivo”.

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