Nel 2026 serviranno circa 2,3 miliardi per il personale sanitario necessario a far partire le strutture previste dal PNRR che si stanno realizzando anche grazie alla sottoscrizione dei contratti istituzionali di sviluppo (CIS), e per attuare la riforma collegata dell’assistenza sanitaria territoriale del SSN prevista dal DM 77. Analizzando gli standard previsti dallo stesso DM servono circa altri 2mila medici, 20mila infermieri e oltre 30mila unità di personale tra altri dirigenti sanitari, altre professioni sanitarie, operatori sociosanitari e personale di supporto, anche considerando quello già in servizio nelle strutture esistenti, che comunque vanno riadeguate al nuovo modello.
Una sfida difficile con le attuali risorse a disposizione della Sanità, anche se l’operazione, secondo le tempistiche del PNRR, è da completarsi entro il 2026. Il focus è di Salutequità, Associazione per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, che nella sua terza analisi “PNRR e cronicità: Assistenza territoriale e Personale sociosanitario” (la prima è stata su Sanità digitale e cronicità, la seconda su Cure mancate e percorsi diagnostici terapeutici assistenziali, PDTA, per la cronicità) accende un riflettore sulla riforma dell’assistenza territoriale delineata dalla Missione 6 del PNRR guardando a “contenitori e contenuti”.
“Difficile perché le attuali coperture relative al personale sanitario per il 2026, anno in cui andrà a regime il PNRR e il DM 77, ad oggi si attestano a circa 1,7-1,8 miliardi di euro, a fronte di un costo complessivo che oscilla tra circa 2,1 e 2,3 miliardi. Vanno trovate ulteriori coperture per circa 500 milioni di euro, altrimenti il debito buono relativo alle nuove strutture territoriali previste dal PNRR si trasformerà in debito cattivo, cioè strutture vuote senza tutto il personale necessario e le coperture devono essere effettive e non solo basate su presunti e potenziali risparmi di spesa derivanti dall’applicazione della riforma territoriale. Sul punto l’Ufficio Parlamentare di Bilancio è stato chiaro”, dichiara Tonino Aceti, presidente di Salutequità.