
Dietro l’accoglienza dei tanti migranti e la prospettiva dell’integrazione si nasconde un grande “inganno”. È quello di cui si è occupato, con dovizia di particolari, il collega Stelio Fergola, giornalista professionista laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nel saggio “L’inganno antirazzista. Come il progressismo uccide identità e popoli” (Edizioni Passaggio al Bosco, 2018) che offre un punto di vista senza dubbio originale sulla questione.
Quale è il senso della espressione “inganno antirazzista”?
“Mi riferisco alla promozione progressista dell’idea che importare quantità smisurate di persone che vengono da altre culture e generare società multiculturali con persone che hanno culture e caratteristiche così diverse tra loro sia un fattore di lotta al razzismo”.
E invece?
“Invece se andiamo ad analizzare i fatti possiamo verificare che nelle società dove è stata imposta questa visione il razzismo non è stato affatto eliminato, anzi si è verificato l’esatto opposto. E sono emerse tensioni sociali. In questo consiste l’inganno antirazzista. Si è voluto imporre un pensiero che, apparentemente, lotta contro la discriminazione, ma, in realtà, forza la natura umana e la necessità di ogni popolo di avere una casa propria, nella quale, sicuramente, ci possono essere degli ospiti graditi. Ma non certo le invasioni di altri popoli”.
Cosa pensi della gestione dei flussi migratori?
“Credo che stiamo vivendo in un’epoca che sta promuovendo in modo violento l’idea di dover per forza subire l’immigrazione come fenomeno di massa e di doverla in qualche maniera recepire a ogni costo. La gestione dei flussi in Occidente, in generale, si basa su questa visione che dobbiamo far venire a tutti i costi centinaia di migliaia di persone, se non milioni, e dobbiamo necessariamente integrarli senza riflettere sulla quantità, sulla differenza culturale e sui disagi sociali che tutto questo crea. Volendo semplificare posso dire che la gestione dei flussi migratori in Occidente è un disastro totale che sta provocando problemi enormi sia nei Paesi che recepiscono questi spostamenti enormi di esseri umani, sia nei territori di provenienza che, per effetto dell’immigrazione, si devono privati del loro capitale umano”.
Quale è il tuo giudizio in merito all’impiego dei migranti per la ripopolazione dei piccoli comuni?
“Assolutamente negativo. Trovo tutto questo anche eticamente deprecabile, perché qualsiasi comunità dovrebbe lottare per far rimanere i propri figli sul territorio e non impegnarsi a promuovere l’esatto contrario. Ci siamo assuefatti all’idea che i ragazzi italiani possono andare all’estero in cerca di fortuna, salvo qualche sparuta lamentela, mentre accettiamo supinamente l’arrivo di tanti stranieri sul nostro territorio…”.