0

La povertà in strada, agorà di emergenza sociale

sabato, 3 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

Le nostre città sempre più come metropoli. Crescono in altezza, si riempiono di torri di vetro, di coworking, di quartieri «rigenerati», di vetrine che parlano inglese. Inseguono le classifiche della vivibilità e dell’attrattività. Eppure basta camminarci la mattina presto, prima che le saracinesche si alzino, per accorgersi di un’altra realtà. Sotto i portici, nei sottopassi, davanti e dentro le stazioni, negli androni dei palazzi c’è un’altra città: quella che di notte dorme per terra. È il paradosso del nostro tempo urbano. Le grandi città concentrano tanta ricchezza ma anche tanta fragilità. La ricchezza con le sue torri di vetro sale verso l’alto, la povertà resta per terra e la strada è il campo dove le due traiettorie si incrociano ma senza collisione.

La nuova anagrafe della povertà

Gli affitti rincorrono il turismo e le locazioni brevi, il lavoro si frammenta, gli stipendi non tengono il passo dei prezzi. Secondo le rilevazioni dell’Istat, in Italia oltre cinque milioni di persone vivono in povertà assoluta, e una quota rilevante di loro abita nelle aree urbane. E’ cambiata l’anagrafe tributaria della povertà. Non sono più soltanto i senza dimora di un tempo: sono pensionati con assegni che non bastano, lavoratori con un contratto ma senza sostenibilità, padri separati, giovani che non hanno opportunità. La strada è diventata l’agorà della povertà. Dove la povertà ha una vita pubblica, ma non una voce. Si vede e non si ascolta. Le passiamo accanto ogni giorno ma non la guardiamo, acceleriamo il passo ed abbassiamo lo sguardo sul telefonino.

La salute come bene negato

Da medico, questa povertà la conosco prima ancora di vederla in strada. La riconosco bene in ambulatorio ed in corsia, dove arriva sotto forma di visite rimandate, di esami mai prenotati, di terapie interrotte per l’alto costo o perché il percorso per ottenerle è un labirinto. Milioni di italiani rinunciano a curarsi. E chi rinuncia a curarsi arriva tardi alla diagnosi. E’ quello che ho sperimentato personalmente anche in Paesi poveri quali Iraq e Libia. Un tumore scoperto tardi, un diabete trascurato, un’infezione lasciata crescere: la povertà non è soltanto assenza di denaro ma anche una condizione che genera altre malattie. Chi vive in strada ha un’aspettativa di vita più bassa di chi ha una casa, e non per una fatalità biologica, ma per una somma di privazioni che la medicina conosce bene: il freddo, la malnutrizione, il sonno spezzato, la solitudine.

L’urgenza di una politica sociale

Sarebbe ingiusto, tuttavia, dire che nessuno se ne accorge. Le mense, le unità di strada, le parrocchie, il volontariato laico e cattolico fanno ogni giorno ciò che le istituzioni fanno troppo di rado. Ma una società non può appaltare la propria coscienza al volontariato. La generosità dei singoli è una virtù, l’assenza di una politica è una colpa. Allora cosa serve? Serve un Ministero della Povertà, che possa sviluppare politiche coordinate per la casa, una sanità di prossimità con ambulatori e medici di strada, percorsi semplificati a chi non ha residenza né documenti in ordine, servizi sociali che non chiudano alle cinque del pomeriggio, come se la fragilità rispettasse gli orari d’ufficio e perché no anche un Telegiornale della povertà per sensibilizzare e sviluppare una nuova coscienza per avere uno sguardo civico diverso verso la povertà da considerare non un problema di decoro urbano da nascondere ma una questione di cittadinanza da risolvere.

Antonio Cisternino

Antonio Cisternino

Medico-Chirurgo
Responsabile nazionale Sanità UDC

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Fonti rinnovabili: in due anni investimenti su del 24%

L’IEA, l’Agenzia internazionale intergovernativa dell’energia fondata nel 1974 dall’OCSE in…
Immagine generata da AI

“Simon Baker, il mio Pisacane tra amore, rivoluzione e libertà”

Professor Melillo, perché un film su Carlo Pisacane oggi?Perché Pisacane…