Le forze americane lasciano oggi le ultime basi in Iraq. Lo riferisce la tv Al Arabiya. Le milizie sostenute dall’Iran celebrano il ritiro come una vittoria, mentre analisti e funzionari di sicurezza avvertono che l’uscita potrebbe accrescere l’influenza di Teheran e favorire le cellule dello Stato Islamico. L’accordo risale al 2024, sotto l’amministrazione Biden. A completarlo è quella Trump, mentre Washington è impegnata contro l’Iran.
Secondo Jassem al-Bahadli, analista specializzato nelle milizie sciite alleate di Teheran, il ritiro elimina un contrappeso militare alla presenza iraniana a Baghdad: “È probabile che l’Iran ne tragga un vantaggio strategico”, osserva. A suo giudizio, i gruppi armati cercheranno di tradurre il risultato in maggiore influenza sulle scelte politiche e di sicurezza.
Abu Mujtaba al-Yasiri, dirigente della ‘Resistenza islamica in Iraq’, coalizione di milizie sostenute dall’Iran, parla di “una vittoria storica delle fazioni della resistenza e una sconfitta schiacciante del progetto americano”. Per il 30 settembre annuncia la celebrazione della fine di quella che definisce “una pagina nera della storia irachena”.
Il nodo della sicurezza
Dal fronte sunnita lo sceicco Abd al-Rahman al-Zobaie di Falluja esprime dubbi sulla capacità del Paese di gestire da solo la sicurezza. “L’Iraq non è ancora del tutto pronto ad assumere pienamente la responsabilità”, sostiene. “Tutti gli iracheni aspirano alla sovranità completa, ma temono il vuoto che potrebbe crearsi con l’uscita della coalizione a guida americana”, aggiunge.
Funzionari di sicurezza del governo federale e del Kurdistan segnalano il rischio che le cellule dormienti dello Stato Islamico sfruttino l’assenza dell’intelligence, della logistica e dei droni americani. Il comandante curdo Sirwan Barzani evoca un possibile “rialzo del morale” dei miliziani. Le forze irachene hanno intercettato una cellula sospettata di preparare attentati suicidi in concomitanza con il ritiro. Il colonnello Khaled al-Bayati, responsabile a Kirkuk, afferma che l’Isis vuole “dimostrare di essere ancora capace di attacchi sanguinosi”.
Dall’invasione al ritorno contro lo Stato Islamico
Le truppe americane invasero l’Iraq nel 2003 e si ritirarono alla fine del 2011. Tornarono nel 2014 a sostegno delle forze irachene nella lotta contro lo Stato Islamico, proseguita fino al 2017. Negli ultimi anni Baghdad ha mantenuto rapporti stretti sia con Washington sia con Teheran.





