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Droni, cyberattacchi e guerra ibrida: l’Europa davanti alla nuova zona grigia

sabato, 26 Settembre 2026
3 minuti di lettura

La Cia lancia un allarme. Roma frena. Ma gli attacchi raccontano un’Europa dove la guerra non resta confinata al campo di battaglia. Secondo El Mundo, su informazioni attribuite all’intelligence statunitense, la Cia avrebbe segnalato a governi europei la possibilità di un’operazione russa con piccoli droni lanciati dal mare contro obiettivi in Italia, Francia o Spagna, con apparecchi Gerbera nascosti in container su navi commerciali. È uno scenario non confermato. Crosetto ha detto che l’allarme non trova conferma e fonti ANSA hanno precisato che in Italia non sarebbe arrivato alcun alert operativo. Anche Macron ha smentito che la Francia abbia ricevuto l’avvertimento. Intanto, la cronaca mostra il problema.

Attacchi, sabotaggi, cieli violati

Nelle ultime ore missili e droni russi hanno colpito l’Ucraina: otto civili sono stati uccisi, sei nella regione di Kharkiv e due a Kiev. A Kiev sono state danneggiate abitazioni, un ospedale di maternità, infrastrutture energetiche e logistiche; otto persone sono rimaste ferite. Quattro droni russi hanno violato lo spazio aereo della Moldova, secondo la presidente Maia Sandu, e almeno uno è esploso nel nord del Paese. In Romania un drone ha attraversato lo spazio aereo nazionale per circa quattro minuti prima di precipitare; sono decollati caccia per il monitoraggio. La Polonia ha schierato la propria aviazione due volte durante gli attacchi russi all’Ucraina. Poi c’è il fuoco. In Polonia un incendio ha colpito la stazione terrestre Starlink di Wola Krobowska, usata per il traffico internet in Polonia e verso l’Ucraina. Sono stati danneggiati l’impianto elettrico e un generatore. Varsavia parla di sabotaggio deliberato e il ministro Krzysztof Gawkowski lo attribuisce al modus operandi russo. Ma le indagini sono ancora in corso e Mosca nega il coinvolgimento. La stazione è tornata operativa. L’episodio mostra la vulnerabilità di un’infrastruttura digitale dentro un conflitto nel quale le comunicazioni sono parte della capacità di resistere. Anche Berlino ha sperimentato la stessa pressione. Un drone non identificato è stato avvistato sulla pista nord dell’aeroporto di Berlino-Brandeburgo: operazioni sospese per circa 45 minuti, alcuni voli dirottati a Dresda. Nei primi sei mesi gli avvistamenti sarebbero stati 28, sette con sospensione delle attività, contro gli otto dell’intero 2025. Sono episodi diversi, con responsabilità da accertare. Ma pongono una domanda: quanto è esposta l’infrastruttura europea? Nel frattempo, dimensione militare e civile si sovrappongono. L’attacco a Kiev colpisce energia e logistica; i droni portano la guerra nei cieli vicini; il rogo di una stazione mostra la vulnerabilità delle infrastrutture. È questa continuità a cambiare il quadro europeo.

La zona grigia è già qui

La guerra ibrida nasce nello spazio tra attacco e pressione, sabotaggio e ambiguità, minaccia militare e vulnerabilità civile. Può essere un drone, un cyberattacco, un incendio, un’interferenza o disinformazione. La difficoltà è attribuirla, collegare gli episodi e decidere una risposta proporzionata. L’intelligence danese prevede che la Russia possa intensificare nei prossimi mesi gli attacchi ibridi contro Occidente e Nato. Copenaghen indica un rischio «basso ma crescente» di un attacco militare limitato contro uno o più Paesi Nato confinanti con la Russia e cita raid isolati con droni o missili contro infrastrutture legate all’Ucraina e operazioni sotto falsa bandiera. Secondo il capo dell’intelligence danese Thomas Ahrenkiel, l’obiettivo sarebbe dividere la Nato. Mosca nega il coinvolgimento nelle operazioni ibride. L’Europa ha iniziato a reagire. Nel febbraio 2026 la Commissione europea ha presentato un Piano d’azione sulla sicurezza dei droni e dei sistemi antidroni, con misure per prevenzione, rilevazione, risposta e protezione delle infrastrutture critiche. Bruxelles non conosce un allarme specifico. Il problema è leggere insieme i segnali. Un drone sul confine, un aeroporto fermo, un incendio in un nodo digitale e un attacco informatico possono essere episodi separati. Oppure parti di una pressione più ampia. Il punto è comprenderlo prima che l’incertezza produca una crisi.

La sicurezza non è più solo militare

Per l’Italia il tema è sensibile. Porti, aeroporti, energia, telecomunicazioni e rotte marittime sono nodi di una sicurezza senza un solo fronte. La posizione mediterranea è parte della rete strategica europea. Torna l’allarme iniziale. Non perché sia stato confermato: non lo è. Ma perché mostra quanto sia difficile distinguere tra ciò che può accadere e ciò che sta già accadendo. La risposta deve verificare, proteggere, comunicare e reagire, senza sottovalutazione né allarmismo. La sfida riguarda anche la fiducia: istituzioni, media e cittadini devono distinguere ciò che è verificato, contestato o da accertare. In una guerra ibrida, distinguere è difendere. La soglia è difficile da individuare. Per questo la precisione dell’informazione diventa sicurezza: distinguere un fatto da un’ipotesi impedisce che la paura diventi un moltiplicatore della crisi. La nuova zona grigia non comincia quando viene dichiarata una guerra. È lo spazio nel quale un attacco può sembrare un incidente, un sabotaggio può restare senza autore, anche un drone può attraversare un confine e una rete può spegnersi. La sicurezza europea non significa soltanto intercettare missili e droni, ma difendere infrastrutture, informazioni e capacità di decisione, riconoscendo i segnali senza trasformare ogni segnale in certezza.

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