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Libertà di stampa o potere in libertà?

giovedì, 24 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Sabato scorso i cronisti di CNN, Politico e MS NOW si sono presentati come ogni giorno ai cancelli della Casa Bianca e hanno trovato i loro badge disattivati. Nessun preavvisoformale ma una comunicazione arrivata via social il venerdì. Il presidente Trump li aveva giudicati colpevoli di raccontare “fake news” e che per questo non graditi. Lunedì i tre organi di informazione hanno fatto immediatamente causa all’Amministrazione . 

Trump e Stampa in verità non sono mai amati. Già nel suo primo mandato Trump aveva tentato di escludere singoli giornalisti sgraditi dagli eventi ufficiali, ma un giudice federale ne aveva ordinato la riammissione giudicando la misura incostituzionale. 

Questa volta il bersaglio non è un cronista ma tre redazioni intere ma comeda stabilite convenzioni tra l’ Amministrazione  e gli ordini di Stampa una volta che la Casa Bianca apre le proprie strutture a giornalisti accreditati, non può negarne l’accesso in modo arbitrario, ma deve motivarlo, notificarlo e concederne la possibilità di replica. Nulla di tutto questo è avvenuto. Trump sostiene  di non voler colpire la libertà di stampa ma la pretende “onesta“. 

Quanto successo è un fatto grave : nessun capo di Stato ama chi lo critica e il rancore verso una stampa percepita come contraddittoria è un sentimento diffusoovunque. Trump potrebbe anche aver ragione ma il problema è che si sia arrogato il potere di decidere da solo il diritto di raccontare al mondo l’esercizio del suo pubblico potere.  È qui che il titolo di questo articolo trova il suo senso. La libertà di stampa non è il diritto del giornalista a scrivere ciò che vuole: è la garanzia di una corretta narrazione  dei fatti.  

Quando un presidente decide unilateralmente quali testate possono osservare da vicino l’esercizio del potere e quali no, non sta correggendo un’informazione scorretta ma trasforma l’accesso all’informazione in una personale ricompensa per la fedeltà. E quindi è il potere e non la stampa a mettersi “in libertà”

L’esclusione delle tre Reti ,negli Stai Uniti, non è un caso isolato ma si aggiunge a tanti precedenti episodi di conflitti tra Stampa e potere. L’indice della libertà di stampa nel mondo ( World Press Freedom Index), colloca oggi gli Stati Uniti dal ventesimo al cinquantasettesimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa .

 Una traiettoria chiaramentein declino. Da medico abituato a valutare un sintomo non isolatamente ma nel suo decorso e a preferire decisioni cliniche multidisciplinari e non monocentriche, riconosco in questa sequenza un pattern che dovrebbe preoccupare chiunque, indipendentemente dalla parte politica: quando l’eccezione diventa la regola e la regola smette di essere applicata non è più la libertà di stampa a essere in discussionema la tenuta stessa dello Stato di diritto.

I tribunali americanifinora hanno retto: due volte hanno corretto la rotta nel primo mandato del presidente Trump e la causa intentata questa settimana da CNN, Politico e MS NOW ne sarà un nuovo banco di prova. Ma affidare esclusivamente ai giudici il compito di arginare ogni singolo strappo è un segnale che la cultura istituzionale del limite si è indebolita. 

Una democrazia matura non dovrebbe aver bisogno, ogni volta, di un’aula di tribunale per ricordare al potere dove finisce la sua libertà e inizia quella di chi lo controlla. Senza una Stampa di rigore la nostra Democrazia e le nostre Società saranno  sempre più fragili. Proteggiamo la libertà di stampa .

Antonio Cisternino

Antonio Cisternino

Medico-Chirurgo
Responsabile nazionale Sanità UDC

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