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Meloni a Bari celebra il record e rilancia: “Ora l’Italia non chieda più permesso a nessuno”

Il Premier sul palco del porto con gli alleati: “La stabilità è la prima grande riforma”. Immigrazione, conti pubblici, Sud e legge elettorale al centro del discorso. Poi l’appello alla coalizione: “Le pagine più belle devono ancora essere scritte”
sabato, 5 Settembre 2026
5 minuti di lettura

Il record annunciato in mattinata sui social, poi la celebrazione in serata a Bari. Giorgia Meloni ha scelto il porto del capoluogo pugliese per segnare il primato di longevità del suo esecutivo e rilanciare l’agenda del Centrodestra, tra riforme, immigrazione, Mezzogiorno, conti pubblici e stabilità politica. Il Presidente del Consiglio è salito sul palco alle 19.20, all’ora del tramonto, sulle note di Rino Gaetano, davanti ad alcune migliaia di persone. Accanto a lei gli alleati Maurizio Lupi, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Il discorso è durato circa un’ora e si è chiuso con l’inno di Mameli, gli applausi del pubblico e ‘A mano a mano’ dello stessoGaetano.

Il record annunciato sui social

Già in mattinata Meloni aveva affidato ai propri canali social il primo commento sul traguardo raggiunto: “Oggi il nostro Governo diventa il più longevo della storia della Repubblica italiana”, aveva scritto, definendo il dato motivo di “gratitudine” e “forte senso di responsabilità”. Per il Premier, la stabilità “non è un record da esibire”, ma una condizione che permette al Paese di programmare, decidere, rispettare gli impegni e rafforzare il proprio peso internazionale. Nel messaggio aveva rivendicato i risultati su occupazione, disoccupazione, sostegno a famiglie e imprese, sicurezza, conti pubblici e credibilità dell’Italia.

Meloni aveva attribuito il primato anche alla tenuta della coalizione: “Non credo sia un caso che, da oggi, i tre Governi più longevi della storia repubblicana siano tutti governi di Centrodestra”, aveva osservato, ricordando anche la fiducia ricevuta dagli elettori nel 2022.

“Non ci accontentiamo”

In serata il tono è diventato quello della mobilitazione politica: “Non ci accontentiamo perché se siamo arrivati fin qui significa che possiamo andare ancora avanti, io continuo a credere che le pagine più belle di questa storia possano essere ancora scritte”, ha scandito Meloni dal palco. Il vero obiettivo, ha spiegato, non coincide con il primato temporale dell’esecutivo: “Il nostro traguardo non era raggiungere il record di longevità, ma è sempre stato molto più ambizioso. Il nostro traguardo è un’Italia che non chiede più il permesso a nessuno”.

Il Primo Ministro ha riconosciuto le difficoltà affrontate durante la legislatura: “Ce la stiamo mettendo tutta, siamo in pace con la coscienza”, le sue parole, per richiamare poi la necessità di intervenire sulla macchina pubblica e sulle “incrostazioni di potere vecchie di decenni”. Durante l’intervento il pubblico l’ha più volte accompagnata con il coro “Giorgia, Giorgia”. Non è mancato un siparietto quando Meloni ha risposto al telefono dal palco: “Scusate, era mia figlia”.

Stabilità e consenso

Uno dei punti centrali del discorso ha riguardato il valore politico della durata dell’esecutivo. Meloni ha precisato che “il Governo più stabile non è per forza anche il più capace”, ma quello che dispone di più tempo per essere giudicato. Secondo il Primo Ministro quel giudizio si misura anche nel sostegno ricevuto: “Oggi abbiamo il consenso più alto di quello che avevamo il primo giorno di questo Governo e niente sarebbe stato possibile senza la famiglia del Centrodestra”. “La stabilità è la prima grande riforma”, ha aggiunto. A suo giudizio, una guida duratura rafforza il peso dell’Italia ai tavoli internazionali e rende il Paese un interlocutore con il quale gli altri governi devono confrontarsi nel lungo periodo.

La riforma elettorale e l’attacco al Pd

Dal palco di Bari Meloni ha rilanciato anche la proposta sulla futura legge elettorale: “Proponiamo che alle prossime elezioni e alle successive si possa scegliere la coalizione, il programma e il candidato premier da proporre al Capo dello Stato”, ha spiegato. L’obiettivo indicato consiste nel garantire a chi vince i numeri necessari per governare per cinque anni. Per il Premier ciò significherebbe evitare “ribaltoni o manovre di palazzo”, con un attacco diretto al Partito democratico.

Meloni ha poi rivolto una battuta anche all’intera opposizione: “Oggi anche loro celebrano un traguardo perché se noi siamo il governo più lungo della storia della Repubblica, loro sono l’opposizione più lunga. Facciamo gli auguri agli amici dell’opposizione”.

Conti pubblici, aiuti e critiche al Centrosinistra

Nel passaggio dedicato all’economia Meloni ha sostenuto che gli investitori considerano oggi l’Italia più sicura rispetto ad altri Paesi che in passato impartivano lezioni a Roma: “Avere i conti in ordine significa meno vincoli. Chi ha i conti in ordine sceglie dove mettere i soldi, chi non ce l’ha banalmente non può farlo”, ha affermato, per poi criticare il Superbonus. Sul fronte degli aiuti ha preannunciato misure più selettive: “Ci saranno interventi più mirati perché non posso permettermi di spendere altri soldi per consentire a chi non ha bisogno o a chi viene a fare benzina dalla Francia di avere lo stesso aiuto di chi guadagna 1.200 euro al mese”.

Immigrazione e ruolo dell’Italia in Europa

Ampio spazio è stato riservato alle politiche migratorie. Meloni ha rivendicato l’evoluzione del quadro europeo rispetto alle proposte sostenute dal Governo italiano: “Dicevano che le nostre proposte erano impresentabili, fuori dalla civiltà giuridica europea. Annuncio che oggi quelle posizioni sono legge europea, sono la civiltà giuridica europea”. E su questo il Premier ha citato, tra gli esempi, la possibilità di creare centri di rimpatrio fuori dall’Unione europea e il progetto dei centri in Albania.

Ha poi replicato alle critiche sui cosiddetti “dublinanti”: “A chi per tutta l’estate ci ha fatto lezioni voglio dire che noi abbiamo bloccato 80mila ricollocamenti verso l’Italia, la Sinistra ne aveva accettati almeno 30mila”.

Il Sud e l’obiettivo di invertire le partenze

Nel passaggio dedicato al Mezzogiorno Meloni ha sostenuto che il Governo abbia scelto di considerare il Sud una risorsa anziché “un problema da risolvere” o “un serbatoio di voti. Abbiamo scommesso sul fatto che il Sud poteva diventare la locomotiva d’Italia”, e ha parlato della crescita di Pil e occupazione sopra la media nazionale. Il prossimo obiettivo, secondo il Premier, consiste nel cambiare il rapporto tra giovani e territorio: “Fare del Sud il posto dove si arriva e si torna e non quello da dove si parte. Noi crediamo nel Sud attrattivo e vincente”.

Femminicidio e libertà delle donne

Meloni ha ricordato anche Lorena Isceri, la donna salentina uccisa dal fidanzato giovedì a Firenze: “L’orrore che ieri ha strappato la vita a Lorena ci stringe il cuore e ci ricorda che il femminicidio esiste, eccome se esiste”, ha affermato. Combatterlo, ha precisato, non significa attribuire meno valore alla vita di un uomo, ma riconoscere “un’aggravante: si uccide una donna perché ha deciso di essere libera”. Il Presidente del Consiglio ha collegato il tema alla libertà femminile e religiosa, escludendo la possibilità che in alcune aree del Paese possano valere regole diverse da quelle dello Stato: “La libertà delle donne non è negoziabile”, ha ammonito per poi aggiungere che non può esserci tolleranza per la propaganda fondamentalista o per la formazione di cellule jihadiste.

“Non intendo mollare”

Nel finale Meloni ha trasformato il record in un punto di partenza: “In alcuni giorni mi è sembrato di nuotare dentro la colla ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso”, ha assicurato. La conclusione ha ripreso il messaggio lanciato fin dall’inizio della giornata: il primato di durata non rappresenta il traguardo definitivo: “Quando tra qualche decennio qualcuno racconterà questi anni, non mi interessa che si dica che questo è stato il Governo che è durato di più”, ha spiegato. “Io voglio che si dica che c’è stato un momento in cui questa nazione ha smesso di rassegnarsi”.

Poi l’ultimo impegno: “Non intendo arrendermi e non intendo accontentarmi semplicemente perché questa nazione lo merita”. E la chiusura rivolta alla platea: “È un onore per me servire al vostro fianco”.

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