foto presa da pagina ufficiale Instagram: drewbarrymore

Kinda chic, il riscatto della normalità sui social

Il nuovo fenomeno di Instagram e TikTok celebra la quotidianità, le imperfezioni e tutto ciò che non corrisponde all’idea di perfezione. Una risposta alla pressione di apparire sempre vincenti, che rischia, però, di trasformarsi a sua volta in una nuova estetica da esibire
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Esiste un fenomeno curioso che quest’estate ha preso piede su Instagram e TikTok, una tendenza che merita più attenzione di quanto possa sembrare a prima vista. Si chiama Kinda chic, letteralmente “un po’ chic”. La traduzione, però, non basta per descrivere un concetto che non si limita a essere una semplice estetica o moda, ma una presa di posizione nei confronti delle aspettative e degli standard imposti da una società che tende a concentrarsi sulle apparenze.

È kinda chic…

In pratica i social si stanno riempiendo di caroselli e video con immagini e scritte in colori pastello che mostrano quanto anche la normalità e la complessità della vita, delle esperienze e delle azioni che compiamo ogni giorno possano assumere un valore speciale. A differenza delle tendenze che si sono avvicendate negli ultimi anni questo trend sembra voler lasciare un segno più profondo. Invita le persone a rifiutare il patinato e la perfezione per abbracciare le piccole cose, quelle più normali e umili. Anche diverse celebrità non sono sfuggite alla moda e hanno pubblicato i loro personali kinda chic, come le attrici Drew Barrymore e Reese Witherspoon o la modella Ashley Graham.

tratta da pag. ufficiale Instagram: ashleygraham

Quindi può essere kinda chic riutilizzare gli stessi abiti per occasioni diverse, bere un semplice caffè fatto con la moka, avere un libro sempre a portata di mano, piacersi anche se non si è truccati e vestiti bene, non avere raggiunto ancora determinati traguardi, non fare un lavoro interessante e divertente.

Sono solo alcune delle migliaia di frasi che si leggono in questi post e che raccontano un cambio di paradigma, una voglia di abbandonare il falso per raccontarsi in tutte le sfaccettature, anche quelle meno “piacevoli”, quelle che non sono “cool” nel senso tradizionale del termine.

Le motivazioni psicologiche e le speculazioni economiche

Secondo la rivistaPsychology Todayil kinda chic nasce dal bisogno di normalizzare il disordine, le imperfezioni, i limiti che abbiamo. Ma soprattutto nasce come risposta alla stanchezza collettiva di una generazione che non vuole più essere riconosciuta come perfetta, ma come normale e reale. Di conseguenza, la rivista sottolinea come questo fenomeno si sviluppi anche per proteggere la propria salute mentale, stabilire dei limiti, sfidare gli stereotipi e le norme sociali. È una tendenza che funziona così tanto perché autorizza le persone a non mostrarsi sempre perfette e vincenti, a non performare ogni giorno in ogni aspetto della propria vita.

Ovviamente non sono sfuggiti alla moda neanche i brand, che anzi hanno cavalcato l’onda e hanno promosso prodotti che assecondano le dinamiche di questa tendenza. The Guardian cita marchi come la catena inglese di farmacie Boots, il marchio di skincare coreano Laneige, il supermercato Aldi e tanti altri ancora. E così quello che nasce come mezzo per riscattare atteggiamenti normali, troppe volte messi da parte per un’estetica superiore, si trasforma rapidamente in un’occasione di monetizzazione, come spesso accade sui social.

Non tutti, però, sono fautori di questa tendenza. Molti la considerano ripetitiva, fastidiosa e a tratti anche troppo stucchevole, paventando il rischio che un abuso della parola chic possa alla lunga privarla del suo senso. In qualche modo potrebbe per assurdo portare, da una rivendicazione del tutto soggettiva e personalizzata, a una nuova omologazione e perdita di creatività.

Il paradosso nascosto

Eppure, dietro la leggerezza del kinda chic si nasconde un paradosso. Per poter accettare le fragilità, la quotidianità della vita, i suoi tratti più monotoni e quelli più semplici abbiamo nuovamente bisogno di categorizzare ciò che viviamo. E così anche quella normalità esibita e rinobilitata potrebbe trasformarsi in qualcosa di studiato, scelto accuratamente, performativo, in contraddizione con il significato intrinseco dello stesso trend. Resta il fatto che il kinda chic fa emergere chiaramente il bisogno di una generazione intera di sentirsi valida senza dover per forza competere e obbligata a condividere linguaggi per sentirsi compresa e accettata. Insomma, di sentirsi umana e imperfetta.

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