Le tensioni tecnologiche tra Stati Uniti e Cina tornano a salire dopo che la Commissione federale per le comunicazioni (FCC) ha ampliato le restrizioni sulle importazioni di dispositivi robotici avanzati, inclusi i robot umanoidi prodotti all’estero. La decisione, annunciata martedì, non menziona esplicitamente alcun Paese, ma Pechino ha interpretato la misura come un nuovo attacco diretto alle sue aziende tecnologiche.
Giovedì, il Ministero del Commercio cinese ha accusato la FCC di ignorare “la posizione moderata” di Pechino e di “danneggiare gravemente la stabilità economica e commerciale” tra i due Paesi.
In una dichiarazione online, il ministero ha chiesto agli Stati Uniti di ritirare immediatamente la decisione, minacciando contromisure se Washington dovesse procedere con l’inasprimento dei controlli. Secondo la FCC, i nuovi limiti rispondono a preoccupazioni legate alla sicurezza informatica, con il rischio che robot avanzati possano essere utilizzati per attività di sorveglianza o interferenze digitali. I rivenditori statunitensi potranno comunque continuare a importare modelli già approvati in precedenza.
La disputa arriva in un momento delicato: il presidente Donald Trump ospiterà il leader cinese Xi Jinping a settembre, mentre la corsa globale all’intelligenza artificiale è diventata un nuovo fronte di competizione strategica. Il mercato dei robot umanoidi è dominato da aziende cinesi: Agibot, Unitree e UBTech hanno guidato le installazioni globali nel 2025, mentre il progetto Optimus di Tesla si è classificato quinto.
Le azioni di UBTech, quotate a Hong Kong, sono crollate di oltre il 6% dopo l’annuncio della FCC, mentre Unitree e Agibot stanno preparando la loro quotazione in borsa. Nel frattempo, Robostore, distributore nordamericano di robot umanoidi cinesi, ha dichiarato di stare ampliando le proprie capacità negli Stati Uniti, senza fornire ulteriori dettagli.





