Il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, entrato in vigore ieri, mostra già crepe. Dopo l’intesa sono ripresi attacchi contro infrastrutture energetiche e il transito nello Stretto di Hormuz è stato nuovamente bloccato dopo i raid israeliani in Libano.
L’agenzia iraniana Fars ha riferito che il passaggio delle petroliere è stato interrotto in risposta agli attacchi su Beirut, mentre Teheran ha lasciato intendere che la prosecuzione dei raid potrebbe spingerla a rivedere l’adesione alla tregua. Il primo round di negoziati è previsto venerdì a Islamabad.
Donald Trump ha confermato che i colloqui si terranno “a porte chiuse” e si aspetta progressi rapidi; il piano iraniano in dieci punti è considerato la base del confronto. Fonti diplomatiche descrivono il tavolo come il tentativo di trasformare la pausa militare in un’intesa più ampia su Hormuz, programma nucleare e alleggerimento delle sanzioni, su cui restano forti distanze.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito al premier pakistano Shehbaz Sharif che “garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz dipende dalla completa cessazione degli attacchi” e che Teheran risponderà “con fermezza a qualsiasi aggressione”.
Resta però una frattura sul perimetro dell’intesa: per Casa Bianca e ufficio di Benjamin Netanyahu il cessate il fuoco non si applica al Libano, mentre Pakistan e Iran lo considerano valido anche su quel fronte. In una nota congiunta, diversi leader occidentali hanno accolto “con favore il cessate il fuoco di due settimane” e invitato a estenderlo anche al Libano, sottolineando la necessità di “garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.
Raid in Libano
Israele ha condotto quello che l’Idf ha definito “il più grande attacco coordinato del 2026” contro Beirut e altre aree, colpendo circa cento obiettivi. La Croce Rossa libanese ha riferito di almeno 80 morti e 200 feriti, mentre il ministro della Sanità Rakan Nasser Eldine ha parlato di ospedali “sovraffollati” e cento ambulanze mobilitate. Il premier Nawaf Salam ha accusato Israele di colpire “civili indifesi”.
Tel Aviv ha ribadito che la tregua con l’Iran non riguarda Hezbollah e che “la battaglia continua”. Nelle stesse ore sono stati segnalati attacchi contro impianti petroliferi: una raffineria sull’isola iraniana di Lavan è stata colpita provocando un incendio senza vittime, mentre Teheran ha rivendicato raid contro infrastrutture energetiche in Kuwait ed Emirati. Secondo media iraniani, ciò indicherebbe che “gli Stati Uniti siano incapaci di controllare Netanyahu o che il Centcom abbia concesso libertà di azione”.
Diplomazia e Hormuz
Il Pakistan ha invitato tutte le parti a rispettare la tregua. “Sono state segnalate violazioni del cessate il fuoco… esorto tutte le parti a esercitare moderazione”, ha scritto Sharif su X. L’Iran ha avvertito che parteciperà ai negoziati solo se il Libano sarà incluso nell’accordo.
Parallelamente cresce il rischio di militarizzazione dello Stretto. Secondo Der Spiegel, la Germania valuta opzioni per una partecipazione della Bundeswehr a una missione internazionale, mentre Handelsblatt riferisce che la NATO discute una possibile missione navale, inizialmente come “coalizione dei volenterosi”.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che l’Italia è “in prima linea… per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, mentre Berlino indica come obiettivo “negoziare nei prossimi giorni una fine duratura del conflitto”.
Scontro politico Usa
Il Pentagono rivendica il risultato militare. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che Trump “ha fatto la storia” e che “in 38 giorni abbiamo smantellato” l’Iran, parlando di “vittoria militare con la V maiuscola” e avvertendo che l’uranio arricchito sarà consegnato volontariamente “oppure… faremo qualcos’altro da soli”. Trump ha assunto toni più concilianti, affermando che Washington lavorerà con Teheran su uranio e sanzioni e che “molti dei 15 punti sono già stati concordati”. JD Vance ha definito la tregua “fragile”, chiedendo progressi rapidi nei colloqui.
Colpito convoglio italiano
Roma ha convocato l’ambasciatore israeliano dopo che colpi di avvertimento dell’Idf hanno danneggiato un convoglio italiano dell’UNIFIL diretto da Shama a Beirut, senza feriti. Tajani ha affermato che l’esercito israeliano “non ha alcuna autorità per toccare i militari italiani”, mentre Guido Crosetto ha definito l’episodio “intollerabile” chiedendo un intervento urgente dell’Onu. Il governo ha ribadito l’impegno con partner G7, Ue e Onu per la de escalation e la libertà di navigazione a Hormuz.





