Il presidente americano Donald Trump ha attaccato duramente i Paesi Nato, accusandoli di non aver sostenuto l’azione contro l’Iran. “Senza gli Stati Uniti, la Nato è una tigre di carta”, ha scritto, definendo gli alleati “codardi” e criticandoli per il mancato contributo alla riapertura dello Stretto di Hormuz.Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono ha inviato nel Golfo tre navi da guerra e tra 2.200 e 2.500 marines, rafforzando la presenza militare nella regione. Teheran ha risposto con nuove minacce.
Il portavoce delle forze armate Abolfazl Shekarchi ha dichiarato che funzionari e militari di Stati Uniti e Israele saranno colpiti “ovunque si trovino”, avvertendo che nemmeno “località turistiche e luoghi di svago” saranno sicuri. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato Washington di aver avviato il conflitto durante negoziati sul nucleare e ha promesso una reazione “senza moderazione” in caso di nuovi attacchi.
Nowruz, capodanno persiano
Il Capodanno persiano, celebrato ieri da oltre 300 milioni di persone, si è aperto dunque in un clima di guerra. In Iran le celebrazioni si sono svolte tra restrizioni, difficoltà economiche e proteste, mentre il conflitto prosegue e coincide con la fine del Ramadan. Nel messaggio per Nowruz, il nuovo leader Mojtaba Khamenei ha proclamato la “vittoria” contro Stati Uniti e Israele, sostenendo che il tentativo di provocare una rivolta interna è fallito. Ha negato attacchi contro Oman e Turchia, definendoli “un piano di Israele”, e ha indicato come linea per il nuovo anno un’economia di “resistenza” fondata su unità nazionale e sicurezza interna. Il presidente Masoud Pezeshkian ha rilanciato la proposta di una struttura di sicurezza regionale tra Paesi islamici, ribadendo il rifiuto della presenza occidentale.
Rischio energetico globale
Lo Stretto di Hormuz resta il nodo centrale. Gli Stati Uniti lavorano a un piano per riaprirlo, ma l’operazione potrebbe richiedere settimane. Sette Paesi, tra cui Italia, Francia e Regno Unito, hanno avviato consultazioni per garantire la sicurezza della navigazione, con un coinvolgimento per ora politico e non militare diretto. Teheran ha avvertito che ogni supporto agli Usa sarà considerato “complicità”.
Gli attacchi si sono estesi alle infrastrutture energetiche del Golfo, colpendo siti in Kuwait e altri Paesi della regione. I mercati restano sotto pressione: il petrolio si mantiene sopra i 95 dollari al barile, con forte volatilità.
Missili, droni e nuovi fronti
Proseguono gli attacchi incrociati. Hezbollah ha rivendicato lanci di razzi e droni contro il nord di Israele. Missili iraniani hanno colpito l’area di Gerusalemme, con danni vicino al Muro del Pianto, ma senza vittime. Nel Golfo, gli Emirati riferiscono di aver intercettato centinaia di missili e droni dall’inizio del conflitto, con otto morti e 158 feriti. Droni hanno colpito raffinerie in Kuwait e altri impianti energetici. Israele ha intensificato i raid su Iran, Libano e Siria, colpendo oltre 130 obiettivi in 24 ore. Tra le vittime il portavoce dei Pasdaran Ali Mohammad Naeini; secondo fonti israeliane sarebbe stato ucciso anche Esmail Ahmadi, capo dell’intelligence dei Basij.
Iraq, Golfo ed equilibri internazionali
La Nato ha ridislocato la missione in Iraq fuori dal Paese per ragioni di sicurezza, riorganizzando le attività dall’Europa. Anche il contingente italiano a Baghdad è stato evacuato, con una presenza ridotta per la protezione dell’ambasciata. Gli Emirati hanno intensificato le misure di sicurezza e arrestato oltre 100 persone accusate di diffondere informazioni fuorvianti sulla guerra. La Svizzera ha sospeso l’export di armi verso gli Stati Uniti per la loro partecipazione al conflitto.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riferito di richieste americane di supporto specialistico nella regione e ha avviato consultazioni con partner europei su possibili iniziative per la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato Benjamin Netanyahu di “minacciare la pace mondiale”, denunciando la situazione a Gaza e in Libano. Critiche anche dalla stampa internazionale: secondo The Economist, la guerra voluta da Trump è “avventata e sconsiderata” e rischia di indebolire la sua presidenza.





