Il governo sudafricano ha convocato il nuovo ambasciatore statunitense a Pretoria per chiarimenti urgenti in seguito a una serie di dichiarazioni giudicate “poco diplomatiche” e “inappropriate” da parte del Ministero degli Esteri.
La tensione è esplosa dopo che il diplomatico, nominato da Washington appena due mesi fa, ha rilasciato commenti pubblici sulla posizione del Sudafrica rispetto al conflitto in Medio Oriente, accusando il Paese di “ambiguità morale” e di “favorire attori ostili agli interessi occidentali”.
Le parole, pronunciate durante un evento accademico a Johannesburg, hanno suscitato reazioni immediate da parte del governo sudafricano, che ha definito l’intervento “una violazione del protocollo diplomatico”.
La convocazione è avvenuta in forma ufficiale presso il Dipartimento delle Relazioni Internazionali e della Cooperazione, dove l’ambasciatore è stato invitato a fornire chiarimenti e a “rivedere il tono delle sue comunicazioni pubbliche”. Secondo fonti interne, il governo ha espresso “profondo disappunto” per l’atteggiamento giudicato paternalistico e ha ribadito la propria autonomia in materia di politica estera.
Il Sudafrica, membro del gruppo BRICS e attivo in numerosi dossier multilaterali, ha recentemente rafforzato i legami con Paesi come Russia, Cina e Iran, suscitando malumori tra gli alleati occidentali. L’ambasciata statunitense ha diffuso una nota in cui si afferma che “le relazioni bilaterali restano solide” e che “il dialogo franco è parte integrante di ogni partnership democratica”. Tuttavia, l’episodio rischia di incrinare ulteriormente i rapporti tra Washington e Pretoria, già messi alla prova da divergenze su commercio, sicurezza e diritti umani.
Alcuni analisti vedono nella vicenda il riflesso di una più ampia ridefinizione degli equilibri geopolitici, con il Sudafrica sempre più orientato verso una postura non allineata.





