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Meloni: “L’IA va governata, l’uomo resti al centro”

Meloni: “L’IA va governata, l’uomo resti al centro”

Al convegno su tecnologia e occupazione il Premier indica la linea del Governo: responsabilità condivisa tra Stato, imprese e parti sociali. Urso rilancia su Transizione 5.0
sabato, 28 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

“Governare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro è una responsabilità condivisa: istituzioni, imprese, parti sociali, comunità scientifica”.

Un messaggio chiaro quello lanciato da Giorgia Meloni ieri nel corso del suo videomessaggio all’interno del convegno ‘IA e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità’. E il Premier ha colto anche l’occasione per indicare la linea dell’esecutivo su una delle principali trasformazioni tecnologiche in atto.

Per prima cosa ha voluto tracciare una distinzione tra le fasi del progresso tecnologico del passato e la svolta rappresentata dall’Intelligenza Artificiale: se in precedenza, ha osservato, l’innovazione aveva l’obiettivo di ottimizzare le capacità umane e di sostituire il lavoro fisico lasciando la persona al centro dei processi produttivi, oggi con l’IA il cambiamento riguarda l’intelletto umano, cioè l’elemento che ha sempre reso l’uomo non sostituibile da una macchina. Questo passaggio segna, secondo Meloni, un ribaltamento di paradigma.

E quindi diventa fondamentale, per il Presidente del Consiglio, che si prenda una direzione chiara sul tema affinché il ‘processo’ non produca effetti sociali rilevanti. Per esempio molti sempre più lavoratori, l’esempio i Meloni, rischiano di risultare inutili nel nuovo contesto tecnologico, con la prospettiva di un impoverimento progressivo della classe media.

Per questo motivo il Governo ritiene che l’Intelligenza Artificiale possa esprimere un potenziale positivo solo entro un quadro di regole etiche che mettano al centro la persona, i suoi diritti e i suoi bisogni.

L’uomo al centro

Al convegno ha preso parte ‘fisicamente’ anche il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che ha ribadito la necessità di mantenere l’uomo al centro dei processi di innovazione affinché la persona sia sempre presa come riferimento dell’azione pubblica.

Urso ha illustrato le iniziative adottate per favorire l’introduzione dell’IA nel sistema produttivoe per farlo ha citato il piano Transizione 5.0 come strumento per sostenere investimenti e formazione dei lavoratori. Ha inoltre ricordato che l’Italia dispone di tre tra i principali calcolatori ad alte prestazioni a livello globale e che il Paese occupa il terzo posto mondiale per capacità di calcolo, elemento che, a suo avviso, consente di affrontare la competizione tecnologica in ambito europeo.

Regole chiare

Presente alla conferenza di ieri anche la Ministra del Lavoro Elvira Calderone che ha tenuto a ricordare che il suo dicastero ha definito un percorso di introduzione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro con una visione centrata sulla persona e con regole chiare.

L’obiettivo consiste nell’utilizzare la tecnologia al servizio del progresso individuale e collettivo. Calderone ha collegato il tema dell’innovazione alla riforma delle politiche di inclusione sociale e lavorativa e ha chiaramente indicato nel lavoro lo strumento essenziale per l’integrazione. Per lei non esiste inclusione sociale senza accompagnamento all’occupazione.

Osservatorio

Il Sottosegretario con delega all’Editoria Alberto Barachini ha posto l’accento sulla questione del controllo dell’innovazione. L’Intelligenza Artificiale, per lui, sarà utilizzata da tutti, ma conosciuta in profondità da pochi, con il rischio di una concentrazione del potere tecnologico.

Ha definito strategico l’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale per orientare scelte regolatorie e attività di vigilanza. Con riferimento al settore dell’informazione ha spiegato che l’evoluzione tecnologica non deve trasformare la società in un sistema tecnocratico né compromettere l’equilibrio democratico, anche alla luce dell’impatto dei nuovi meccanismi di produzione e distribuzione dei contenuti.

Unioncamere

Intanto ieri Unioncamere ha elaborato i dati dei Punti impresa digitale delle Camere di commercio che mostrano che in quattro anni la quota di piccole e medie imprese che investono in intelligenza artificiale è salita dal 6% al 18%. La diffusione degli strumenti di cybersecurity è cresciuta dal 35% al 41%. L’incremento più marcato degli investimenti in IA si registra dal 2023, anche se l’integrazione nei processi aziendali resta limitata.

I settori con la maggiore adozione risultano quelli dell’informazione e comunicazione, con oltre il 40% delle imprese, seguiti dalle attività professionali, scientifiche e tecniche al 30% e dalle attività artistiche, sportive e di intrattenimento al 24%.

Sul fronte della sicurezza informatica, gli attacchi ransomware risultano in calo, mentre il phishing cresce fino a rappresentare nel 2025 il 47% degli incidenti. Il dato segnala una vulnerabilità legata ai comportamenti e alle competenze, in un contesto in cui l’intelligenza artificiale assume un ruolo centrale anche nei sistemi di protezione.

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