Un quadro, quello delineato oggi dal Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nel corso del suo intervento a Venezia al 32esimo Congresso Assiom Forex, tutto sommato positivo: nel 2025 l’economia mondiale ha mostrato una solidità inattesa.
Il Pil globale è cresciuto del 3,3 per cento, mezzo punto in più rispetto alle previsioni formulate un anno fa, nonostante il permanere di forti tensioni geopolitiche e commerciali.
Secondo Panetta a sostenere l’attività produttiva è stato innanzitutto il dinamismo dei comparti legati all’Intelligenza Artificiale. In particolare la costruzione dei data center è divenuta il fulcro della trasformazione tecnologica in atto, con investimenti significativi che hanno alimentato domanda, occupazione e filiere collegate.
Di questa accelerazione stanno beneficiando “con particolare intensità gli Stati Uniti”, che registrano una crescita media del Pil del 3,2 per cento, trainata proprio dall’espansione tecnologica e dagli investimenti infrastrutturali connessi.
Il ruolo del commercio internazionale
Un ulteriore impulso, ha osservato il Governatore, è arrivato dal rapido e persistente aumento del commercio internazionale, un’evoluzione che ha sorpreso per intensità e durata.
In Cina la capacità delle imprese esportatrici di riorientare l’eccesso di produzione manifatturiera verso mercati alternativi, in risposta alle barriere commerciali statunitensi, ha consentito di centrare l’obiettivo governativo di crescita del 5 per cento.
Per il 2026 il Fondo monetario internazionale prevede una crescita mondiale stabile al 3,3 per cento. Restano però rischi al ribasso, legati a una possibile correzione dei mercati finanziari e a un ulteriore deterioramento del clima geopolitico, fattori che potrebbero incidere su investimenti e fiducia.
L’area euro
Sull’area dell’euro Panetta ha sottolineato che anche l’economia europea attraversa questa fase con risultati superiori alle attese e con un’inflazione tornata sotto controllo.
La dinamica del Pil, intorno all’1,5 per cento, è stata sostenuta dal recupero dei redditi reali e dal graduale allentamento delle condizioni monetarie. Ma i consumi rimangono ancora frenati dall’incertezza globale, che continua a influenzare le scelte di famiglie e imprese.



