Le dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense Mike Huckabee hanno scatenato un’ondata di reazioni internazionali dopo che, durante un intervento pubblico, ha affermato che Israele avrebbe “il diritto di impossessarsi di tutto il Medio Oriente”.
Le parole, pronunciate in un contesto informale ma rapidamente rilanciate dai media regionali, hanno immediatamente sollevato critiche da parte di governi arabi, analisti diplomatici e organizzazioni internazionali, che le hanno definite “provocatorie” e “incompatibili con qualsiasi prospettiva di stabilità”.
Secondo fonti diplomatiche, l’amministrazione statunitense non ha commentato ufficialmente, limitandosi a precisare che le affermazioni dell’ambasciatore non rappresentano una posizione formale della Casa Bianca. Tuttavia, il danno politico appare già evidente: diversi Paesi del Golfo hanno convocato i rappresentanti statunitensi per chiedere chiarimenti, mentre la Lega Araba ha diffuso una nota in cui denuncia “retorica incendiaria che mina ogni sforzo di dialogo”.
Le parole di Huckabee arrivano in un momento di forte tensione nella regione, con colloqui di sicurezza in stallo e un clima diplomatico reso fragile da mesi di escalation.
Per molti osservatori, l’uscita dell’ambasciatore rischia di complicare ulteriormente i rapporti tra Washington e i partner mediorientali, già messi alla prova da divergenze sulla gestione dei conflitti e sulle politiche di sicurezza.
Gli analisti sottolineano che dichiarazioni di questo tipo, anche se non ufficiali, possono essere interpretate come segnali politici, soprattutto in un contesto in cui la percezione delle intenzioni statunitensi è cruciale per gli equilibri regionali.
Alcuni commentatori israeliani hanno preso le distanze dalle parole di Huckabee, definendole “irrealistiche e controproducenti”, mentre gruppi nazionalisti le hanno accolte come un sostegno implicito alle loro posizioni più radicali.



