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Sanità, i numeri della rinuncia: il 10% degli italiani senza cure, spesa diretta al 24%

Sanità, i numeri della rinuncia: il 10% degli italiani senza cure, spesa diretta al 24%

Tra i più fragili la quota supera il 20% e quasi una famiglia su dieci affronta costi insostenibili. Il Rapporto sulla sussidiarietà, sistema sotto pressione, una svolta per salvare il Servizio Sanitario Nazionale
venerdì, 20 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Un italiano su dieci rinuncia alle cure. Tra i più fragili la quota supera il 20%. La spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie ha raggiunto il 24% del totale, ben oltre la media europea, e l’8,6% dei nuclei è costretto ad affrontare costi considerati insostenibili.

Sono numeri che segnano una frattura nel principio di universalismo del Servizio sanitario nazionale e che aprono il Rapporto ‘Sussidiarietà e… salute’, presentato ieri alla Camera dei deputati dalla Fondazione per la Sussidiarietà insieme a numerose realtà accademiche e della società civile.

Il documento parla di una “progressiva perdita di universalismo ed equità” del Ssn e mette in fila dati che raccontano un sistema sotto pressione. Circa il 9-10% della popolazione dichiara di aver rinunciato o rinviato cure necessarie per motivi economici, lunghe attese o difficoltà di accesso; tra le fasce sociali più svantaggiate la percentuale supera il 20%. Non è solo un problema di liste d’attesa, ma di accessibilità reale ai servizi.

Le disuguaglianze si misurano anche negli esiti di salute. I tassi di mortalità evitabile per 10.000 residenti sono pari a 39,6 tra chi non possiede un titolo di studio o ha la sola licenza elementare, scendono a 33,5 per chi ha la licenza media, a 26,4 tra i diplomati e a 20,3 tra i laureati. La relazione tra istruzione e salute appare dunque netta e conferma che il diritto alla cura non è ancora effettivamente uguale per tutti.

L’invecchiamento

L’invecchiamento della popolazione amplifica il divario. In Italia circa quattro milioni di over 65 non autosufficienti richiedono maggiore assistenza; oltre 5,5 milioni di anziani vivono soli; quasi un milione è in povertà assoluta e il 14% è a rischio di isolamento sociale.

L’Assistenza domiciliare integrata, che dovrebbe rappresentare il principale strumento di presa in carico sociosanitaria, copre solo il 30,6% degli anziani non autosufficienti, lasciando alle famiglie gran parte del peso della cura. A incidere è anche la struttura del finanziamento.

Dal 2010 al 2019 il sistema ha subito tagli cumulati per circa 37 miliardi di euro, in un contesto in cui la spesa privata cresce costantemente. La quota a carico delle famiglie è passata dal 18,6% del 1980 al 25,7% del 2023, mentre la produzione sanitaria pubblica sul totale si è ridotta di quasi tre punti percentuali. Da dodici anni la spesa “out-of-pocket” supera la soglia del 15-20% indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità come limite oltre il quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure.

Il Rapporto individua criticità strutturali: sottofinanziamento rispetto ai principali Paesi europei, criteri di allocazione delle risorse ancora centrati sulle singole prestazioni più che sui percorsi di cura, frammentazione tra sanitario e sociosanitario, carenza di prossimità territoriale e di personale, in particolare medici di medicina generale. È in questa combinazione di fattori che il diritto alla salute rischia di essere “implicitamente ridimensionato”.

Cambiamento

Accanto alla diagnosi il documento propone una direzione di marcia: rafforzare l’assistenza territoriale con cabine di regia distrettuali tra Asl, Comuni e Terzo settore; introdurre budget di cura per pazienti cronici e fragili; istituire un Servizio nazionale per la non autosufficienza; colmare le carenze di personale con piani pluriennali e retribuzioni allineate alla media europea; migliorare la regolazione del privato accreditato valutandolo sugli esiti e sull’impatto in termini di equità. “La sussidiarietà”, ha sottolineato il Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini, “è un’architettura di cooperazione tra Stato, territori e comunità, capace di restituire efficacia, equità e sostenibilità al sistema”. La vera alternativa, si legge nel Rapporto, non è tra pubblico e privato, ma tra un Paese che garantisce cure per tutti e uno in cui si cura solo chi può permetterselo.

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