La maggioranza delle imprese industriali italiane non prevede conseguenze significative dall’introduzione dei dazi statunitensi. Secondo l’analisi congiunturale 2025 realizzata da Confapi, il 78,34% delle aziende intervistate ritiene che le nuove misure commerciali non avranno impatti rilevanti sulla propria attività, mentre il restante 21,66% si attende invece effetti concreti. Lo studio si basa sulla survey periodica condotta dall’associazione su un campione di circa 2.000 midcap e Pmi, ritenuto ampiamente rappresentativo delle circa 116.000 imprese industriali associate e distribuite su tutto il territorio nazionale.
Tra le aziende che prevedono ripercussioni, emergono in particolare due elementi di preoccupazione: l’aumento dei costi delle materie prime e dei componenti importati, indicato dal 46,07% delle risposte, e la riduzione della competitività sui mercati esteri, segnalata dal 41,57%.
Costi operativi
Oltre la metà delle imprese si aspetta un incremento, moderato nel 38,46% dei casi e significativo nel 13,85%, mentre quasi un quarto non prevede effetti rilevanti. Più in generale, il contesto inflazionistico legato ai prezzi dell’energia e delle materie prime continua a rappresentare una variabile critica per le Pmi industriali, con possibili ripercussioni sulle strategie produttive. In questo scenario, il 60% degli intervistati si attende ulteriori rialzi dei costi, confermando un clima di cautela che, pur senza tradursi in allarme diffuso sui dazi, mantiene alta l’attenzione sulla tenuta dei margini e sulla competitività internazionale del sistema produttivo.



