L’Europa prova a mettere un argine ai colossi dell’e-commerce cinese e al flusso crescente di merci a basso costo che raggiungono quotidianamente i consumatori del continente. Sul tavolo della Commissione finiscono anche prodotti controversi e potenzialmente illegali, come bambole sessuali dall’aspetto infantile vendute online.
L’iniziativa dopo richieste cadute nel vuoto
Dopo mesi di richiami, raccomandazioni, richieste di chiarimenti e segnalazioni arrivate dalle associazioni dei consumatori, la Commissione europea compie ora un passo formale: l’apertura di un procedimento nei confronti della piattaforma cinese Shein nell’ambito del Digital Services Act (DSA), il regolamento che impone obblighi stringenti alle grandi piattaforme digitali operanti nel mercato unico.
I profili critici
Al centro dell’indagine ci sono diversi profili critici. Bruxelles intende verificare anzitutto la presenza e la diffusione di prodotti illegali o non conformi alle norme europee in materia di sicurezza e tutela dei consumatori. L’attenzione si concentra anche sulla protezione dei minori, un tema particolarmente sensibile quando si tratta di articoli dal contenuto sessualizzato o inappropriato.
Acquisti compulsivi
Non meno rilevante è l’analisi dei meccanismi di funzionamento della piattaforma. Sotto osservazione finiscono i sistemi che incentivano acquisti compulsivi – dalle notifiche continue alle offerte a tempo, fino alle dinamiche di “gamification” – ritenuti potenzialmente in grado di sfruttare la vulnerabilità dei consumatori più giovani. Bruxelles vuole inoltre fare luce sugli algoritmi che regolano la visibilità dei prodotti e le raccomandazioni personalizzate, chiedendo maggiore trasparenza sui criteri che orientano le scelte d’acquisto.
Controlli extra Ue
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento dei controlli sulle importazioni extra-Ue. Negli ultimi anni, l’esplosione dell’e-commerce transfrontaliero ha portato a un aumento esponenziale dei piccoli pacchi provenienti dalla Cina, spesso dichiarati con valori molto bassi per beneficiare di esenzioni doganali o per eludere verifiche più approfondite. Un fenomeno che ha sollevato preoccupazioni non solo sul piano della sicurezza dei prodotti, ma anche su quello della concorrenza leale nei confronti delle imprese europee.
Piattaforme on line, Controllo dei contenuti
Il Digital Services Act rappresenta uno degli strumenti principali di questa strategia. La normativa impone alle piattaforme di grandi dimensioni obblighi specifici di controllo dei contenuti, valutazione dei rischi sistemici e collaborazione con le autorità nazionali. In caso di violazioni, le sanzioni possono arrivare fino a una percentuale significativa del fatturato globale annuo.
L’indagine su Shein segna dunque un passaggio simbolico e operativo: Bruxelles dimostra di voler utilizzare in modo concreto i nuovi poteri attribuiti dal DSA, trasformando le regole in strumenti effettivi di vigilanza. Il messaggio è chiaro: l’accesso al mercato unico europeo comporta responsabilità precise, indipendentemente dal Paese di origine della piattaforma.
Per i consumatori europei, la partita si gioca su un doppio fronte: da un lato la possibilità di continuare a beneficiare di prezzi competitivi, dall’altro la garanzia che diritti, sicurezza e tutela dei minori non vengano sacrificati sull’altare del low cost.
Segnale politico forte
La stretta di Bruxelles è solo all’inizio, ma il segnale politico è già forte: l’Europa intende far valere le proprie regole anche nell’economia digitale globale.



