Non è solo una questione alimentare, ma una partita industriale e ambientale che riguarda il futuro dell’Europa. Con un investimento da 5,3 milioni di euro, il progetto PROTEIN4IMPACT punta a ripensare il modo in cui produciamo le proteine, uno dei pilastri della dieta globale. Diciotto partner di tredici Paesi lavorano insieme per sviluppare fonti alternative a quelle tradizionali, ancora oggi legate in larga parte agli allevamenti intensivi.
Tra i protagonisti italiani figurano ENEA, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e il Consorzio In.Bio., coinvolti in attività che spaziano dall’allevamento di insetti alla coltivazione di microalghe, fino al recupero di proteine e lipidi dagli scarti ittici.
Un mercato in trasformazione
La domanda globale di proteine è destinata a crescere nei prossimi decenni, spinta dall’aumento della popolazione e dall’espansione della classe media in molte aree del mondo. Tuttavia, il modello produttivo dominante presenta costi ambientali significativi: consumo di suolo e acqua, emissioni di gas serra, pressione sugli ecosistemi.
Per questo l’Unione europea, nel quadro delle strategie per la transizione ecologica e la sicurezza alimentare, sta investendo in soluzioni che coniughino sostenibilità, innovazione tecnologica e competitività industriale. Le proteine alternative non sono più solo una curiosità da laboratorio, ma rappresentano un segmento in rapida crescita dell’economia agroalimentare.
Dalla scarto alla risorsa
Uno dei filoni più innovativi riguarda l’allevamento di insetti come il Tenebrio molitor e l’Alphitobius diaperinus, trasformati in farine proteiche ad alto valore nutrizionale. La novità non è solo l’insetto in sé, ma il modello produttivo. Gli animali, infatti, vengono nutriti con sottoprodotti agroindustriali, chiudendo il cerchio dell’economia circolare e riducendo gli sprechi.
Accanto agli insetti le microalghe offrono un’altra frontiera promettente. Crescono rapidamente, possono essere coltivate in ambienti controllati e hanno un contenuto proteico elevato. Inoltre, non richiedono terreni agricoli fertili, evitando la competizione con le colture alimentari tradizionali.
C’è poi il capitolo del recupero dagli scarti ittici, ricchi di Omega-3 come il DHA, ingrediente già ampiamente utilizzato negli integratori per la salute cardiovascolare e nello sviluppo neurologico. In questo caso, la ricerca punta a valorizzare ciò che oggi viene spesso considerato rifiuto, trasformandolo in materia prima per l’industria nutraceutica.
L’industria deve sostenere la scienza
Il successo di queste nuove filiere non dipenderà solo dall’efficienza tecnologica. Saranno decisivi anche il quadro normativo europeo sui “novel food”, la fiducia dei consumatori e la capacità delle imprese di integrare queste novità nei prodotti quotidiani.
Se fino a pochi anni fa l’idea di mangiare insetti sembrava relegata a nicchie sperimentali, oggi le autorizzazioni europee e l’interesse dell’industria stanno aprendo nuovi spazi di mercato. In gioco non c’è soltanto la diversificazione delle fonti proteiche, ma la costruzione di una filiera europea capace di ridurre la dipendenza dalle importazioni di mangimi e proteine vegetali.
Una sfida strategica per l’Italia
Per l’Italia la partecipazione a PROTEIN4IMPACT rappresenta anche un’opportunità industriale. Sviluppare competenze su insetti, microalghe e tecnologie di estrazione avanzate significa posizionarsi in un settore destinato a crescere, creando nuove competenze e potenziali sbocchi occupazionali.
La transizione verso sistemi alimentari più sostenibili non sarà immediata né priva di ostacoli culturali, ma la direzione è tracciata. Le proteine del futuro potrebbero arrivare non solo dai campi e dagli allevamenti, ma anche da laboratori, bioreattori e processi di recupero intelligente delle risorse. Una trasformazione che intreccia ambiente, economia e politica industriale.



