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Autotrasporto, costi in salita e imprese in calo: il settore è sotto pressione

Rincari di pedaggi e carburante, ritardi nei pagamenti e carenza di autisti aggravano la tenuta economica di un comparto strategico da cui dipende oltre l’80% della movimentazione delle merci in Italia
domenica, 8 Febbraio 2026
3 minuti di lettura

L’avvio dell’anno si è rivelato particolarmente gravoso per il settore dell’autotrasporto italiano, già alle prese con criticità strutturali che ne mettono a dura prova la tenuta economica. L’aumento dei pedaggi autostradali, cresciuti di circa l’1,5 per cento, e il rincaro del gasolio per autotrazione, salito del 3,6 per cento, hanno determinato un significativo incremento dei costi fissi. Se il prezzo del diesel dovesse restare invariato per l’intero anno, le attività interessate potrebbero registrare un aggravio di diverse migliaia di euro, con effetti particolarmente pesanti sulle piccole imprese che non riescono a beneficiare né di rimborsi sui pedaggi né di crediti d’imposta per compensare l’aumento delle accise. Secondo le stime della Cgia ogni mezzo pesante impiegato nelle realtà di dimensioni più contenute potrebbe subire un incremento medio annuo di circa 2.000 euro solo per l’acquisto di carburante rispetto alla fine dello scorso anno.

A questi rincari si sommano i ritardi nei pagamenti, una criticità diffusa che ha spinto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a intervenire con una circolare per richiamare i committenti al rispetto dei tempi, prevedendo sanzioni fino al 10 per cento del fatturato annuo per i soggetti inadempienti, applicabili dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’aumento dei costi fissi e le difficoltà nell’incassare quanto dovuto rappresentano dunque una combinazione pericolosa per la stabilità finanziaria di molte imprese del comparto.

In dieci anni scomparse oltre 19mila imprese

Il ridimensionamento del settore emerge con chiarezza osservando l’andamento dell’ultimo decennio. Le imprese attive di autotrasporto in Italia sono passate dalle 86.590 del 2015 alle 67.349 del 2025, con una contrazione del 22,2 per cento pari a 19.241 attività in meno. Le flessioni più marcate si registrano in Valle d’Aosta (-34,1 per cento), Marche (-33,4), Lazio (-32,5), Friuli Venezia Giulia (-30,5) e Sardegna (-30,2). In controtendenza il Trentino-Alto Adige, unica regione con saldo positivo (+12,1 per cento).

Le crisi economiche susseguitesi negli anni hanno inciso profondamente sulla riduzione della platea imprenditoriale, così come la crescente concorrenza dei vettori stranieri, in particolare dell’Europa orientale. Tuttavia, il calo è legato anche ai processi di aggregazione e acquisizione che hanno ridotto soprattutto il numero delle imprese monoveicolari. Un cambiamento che, pur segnando una contrazione numerica, ha contribuito ad aumentare la dimensione media delle aziende e la produttività complessiva del sistema logistico.

Un pilastro dell’economia nazionale

Nonostante le difficoltà, l’autotrasporto resta un’infrastruttura essenziale per il funzionamento dell’economia italiana. Oltre l’80 per cento delle merci viaggia su strada almeno in una fase del proprio percorso, collegando poli industriali, porti, magazzini, punti vendita e consumatori finali. Senza il contributo dei vettori, intere filiere produttive rischierebbero di fermarsi in poche ore. Il settore svolge inoltre un ruolo decisivo nel sostegno al Made in Italy, garantendo consegne rapide e affidabili per comparti strategici come agroalimentare, moda, meccanica e arredamento. Per i prodotti deperibili, come alimenti freschi e farmaci, il trasporto su gomma rappresenta spesso l’unica soluzione efficace. Centrale anche la funzione di integrazione con porti, aeroporti, ferrovie e interporti, soprattutto nell’ultimo miglio della distribuzione, oltre al contributo allo sviluppo delle aree periferiche e interne del Paese.

Parallelamente il comparto è coinvolto in un processo di trasformazione che punta su veicoli più sicuri e meno inquinanti, digitalizzazione logistica e maggiore sostenibilità ambientale, segnali di un’evoluzione necessaria per restare competitivo.

Fragilità tra infrastrutture obsolete e carenza di autisti

Restano però numerosi elementi di debolezza. Le infrastrutture, spesso progettate nel secolo scorso, non risultano adeguate agli attuali volumi di traffico, causando rallentamenti, interruzioni e maggiori costi operativi. A ciò si aggiungono margini economici ridotti e una concorrenza particolarmente intensa, che spinge molte imprese a rinviare investimenti in innovazione e rinnovo del parco mezzi.

Sempre più critica è anche la carenza di personale qualificato: condizioni di lavoro impegnative, orari irregolari e redditi incerti rendono la professione dell’autista poco attrattiva, soprattutto per i giovani. Infine, la transizione ambientale richiede investimenti ingenti in nuove tecnologie e infrastrutture, sostenibili solo con adeguati strumenti di supporto pubblico.

Distribuzione territoriale

Nel 2025 il maggior numero di imprese di autotrasporto si concentra a Napoli (3.984 attività), seguita da Milano (3.102), Roma (2.854), Torino (2.153) e Salerno (1.724). Queste cinque province rappresentano oltre il 20 per cento del totale nazionale.

Sul fronte opposto, Imperia registra la contrazione più significativa tra il 2015 e il 2025 (-40,2 per cento), seguita da Roma (-39,4) e Ancona (-39,3). Tra le poche realtà in crescita figurano Caserta (+5,2 per cento), Palermo (+12,9) e Bolzano (+35,7).

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