La tempesta Leonardo, la più intensa delle ultime settimane, continua a colpire vaste aree dell’Europa e dell’Africa settentrionale, lasciando dietro di sé blackout, allagamenti e trasporti paralizzati. Il sistema depressionario, formatosi sull’Atlantico e poi spinto verso est da correnti insolitamente rapide, ha raggiunto nelle ultime ore la massima estensione, investendo contemporaneamente la penisola iberica, il Mediterraneo centrale e la fascia costiera del Maghreb. In Spagna e Portogallo, raffiche oltre i 120 km/h hanno costretto alla chiusura di diversi aeroporti regionali, mentre in Francia meridionale e Italia settentrionale piogge torrenziali hanno provocato esondazioni improvvise e frane in zone già fragili. Le autorità locali parlano di “condizioni eccezionali”, con fiumi che hanno superato i livelli di guardia in poche ore e centinaia di interventi dei vigili del fuoco per soccorrere automobilisti bloccati o abitazioni isolate. Sull’altra sponda del Mediterraneo, Algeria e Tunisia stanno affrontando un’ondata di maltempo altrettanto severa: forti mareggiate hanno colpito i porti, mentre nelle regioni interne le precipitazioni hanno trasformato strade e wadi in torrenti impetuosi. Le autorità nordafricane temono ripercussioni sulle infrastrutture agricole, già messe alla prova da mesi di siccità. I meteorologi avvertono che Leonardo potrebbe mantenere la sua forza ancora per 24–36 ore, alimentato da un contrasto termico anomalo tra masse d’aria calda sahariana e correnti fredde provenienti dal Nord Europa. In diversi Paesi sono stati emessi avvisi di allerta rossa, con raccomandazioni a limitare gli spostamenti e a evitare le zone costiere. Mentre il fronte continua a spostarsi verso est, resta l’incertezza sugli impatti finali di una tempesta che, per estensione e durata, conferma la crescente vulnerabilità del bacino euro‑mediterraneo agli eventi meteorologici estremi.



