Due notizie. La prima positiva, la seconda decisamente meno: se l’inflazione rallenta, la spesa quotidiana continua a crescere. Due concetti che fanno un po’ ‘a cazzotti’ tra loro, ma è quanto emerso ieri dalle stime dell’Istat. Entrando nello specifico dei numeri preliminari comunicati dall’Istituto di statistica, a gennaio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione dello 0,4% su base mensile e dell’1,0% su base annua, in calo rispetto al +1,2% di dicembre. Ma allo stesso tempo, però, il cosiddetto carrello della spesa (che comprende beni alimentari, per la cura della casa e della persona) ha segnato un aumento del 2,1% rispetto a gennaio 2025.
Dinamica inflazionistica
Il contributo principale alla dinamica inflazionistica è arrivato dai beni alimentari, con i prezzi dei prodotti non lavorati in crescita del 2,5% e quelli dei lavorati del 2,2% su base annua. In aumento anche i servizi relativi all’abitazione (+4,4%), i tabacchi (+3,3%) e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3%). L’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si è attestata al +1,8%, mentre quella al netto dei soli beni energetici ha raggiunto il +1,9%.
In merito ai grandi comparti, a gennaio i prezzi dei beni sono risultati in lieve diminuzione su base annua (-0,2%) mentre i prezzi dei servizi sono cresciuti del 2,5%. Il differenziale tra servizi e beni si è collocato in questo modo a +2,7 punti percentuali. La variazione congiunturale mensile dell’indice generale (+0,4%) è stata influenzata soprattutto dagli aumenti degli energetici regolamentati (+8,7%), dei servizi relativi all’abitazione (+1,9%), degli alimentari non lavorati (+1,2%) e lavorati (+0,9%), nonché degli energetici non regolamentati (+0,8%). L’unica flessione su base mensile riguarda i servizi di trasporto, in calo del 3,7%.
L’inflazione acquisita per il 2026 è risultata pari allo 0,4% per l’indice generale e allo 0,5% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha registrato invece una variazione negativa dell’1,0% su base mensile e una crescita dell’1,0% su base annua, in linea con il rallentamento osservato nel resto dell’area euro.
“Quadro stabile”
Questi dati sono stati commentati in una nota dell’Istat. Ebbene, secondo l’Istituto l’inflazione è tornata “su livelli appena superiori” a quelli di ottobre 2024, con una crescita dei prezzi al consumo trainata in larga parte dall’andamento degli alimentari e dei servizi legati alla casa. Il tasso del carrello della spesa, al +2,1%, ha evidenziato una pressione più intensa sui consumi quotidiani delle famiglie.
Per Confcommercio comunque il quadro resta stabile. Difatti l’Ufficio Studi ha rilevato come l’inflazione italiana si confermi tra le più contenute della zona euro, con un’inflazione di fondo sotto il 2%. Sempre secondo la Confederazione il permanere di prezzi su livelli moderati potrebbe favorire il consolidamento della ripresa della domanda emersa nella parte finale del 2025 e sostenere una crescita economica prossima all’1% nel corso dell’anno. In questo contesto, un’ulteriore riduzione dell’inflazione nell’area euro potrebbe aprire spazi per una discesa, seppur graduale, dei tassi di interesse.
Da segnalare infine un’importante novità metodologica per la misurazione dei prezzi. L’Istat adotta la nuova classificazione ECOICOP v2, che aggiorna la struttura del paniere recependo i cambiamenti nei consumi. Tra le nuove voci entrano gli antifurti e i sistemi di videosorveglianza per la casa, insieme a prodotti come i grembiuli scolastici, i kit da campeggio e la carbonella per barbecue.



