C’è del positivo nel ciclone Harry, cha ha devastato la scorsa settimana le coste ioniche della Calabria: la reazione della società, con una gara di solidarietà che, a onor del vero, era cominciata già qualche giorno prima, lontano dalle coste, nei Comuni aspromontani di San Luca, Platì e Careri, con la popolazione sempre più impegnata a sovrastare con azioni sociali la triste nomea ‘ndranghetista.
In questi Comuni era stato lanciato nei giorni scorsi il progetto “Scuola della Pace”, un’iniziativa che nasce dall’UniRiMI (progetto dell’Associazione San Benedetto Abate di Cetraro), aiutata dai Missionari Comboniani, ed ispirata alla Comunità di Sant’Egidio, dichiaratamente nel solco dell’opera di apostolato altruistico avviata trenta anni fa da monsignor Giancarlo Bregantini, all’epoca Vescovo di Locri-Gerace.
“Apostolato altruistico” da cui aveva preso vita tanti anni addietro il progetto Policoro Calabria: si tratta dell’ambito in cui la attivissima cooperativa Valle del Bonamico, con la collaborazione della cittadinanza attiva in San Luca, ha fondato e condotto quaranta ettari di serre nel cratere delle ’ndrine per la coltivazione dei lamponi.
Con una lettera al Presidente della Repubblica (ma anche con una comunicazione al sottosegretario Wanda Ferro) gli ispiratori della “Scuola della pace” hanno voluto dare notizia della loro iniziativa, illustrando il progetto che prevede due interventi concreti nel tessuto sociale dei paesi: un doposcuola di supporto educativo (italiano o aritmetica ma anche educazione civica o ecologia, ecc.) da parte degli studenti liceali di Locri (circa duecento volontari) verso gli scolari delle scuole primarie di quei paesi; “campi di lavoro” curati dai Missionari Comboniani e dai loro seminaristi –– di supporto e sostegno alle famiglie più problematiche ed a quelle più marginali ed a rischio.
È convincimento dei fautori della “Scuola della Pace” «che per debellare la mafia da territori come quello di San Luca e della Locride sia necessario, oltre che l’efficace contrasto da parte di magistratura e forze dell’ordine, anche una proposta di modello sociale e civile alternativo alla criminalità organizzata».
Un importante progetto che, però, per le sue stesse finalità e natura, prosegue la lettera al Presidente della Repubblica, «mettendo i volontari a contatto con ex detenuti e soggetti pregiudicati si presta ad essere facilmente equivocato: e qualche volta lo è stato. Il progetto, infatti, esplicitamente e con trasparenza si rivolge non solamente ai giovani studenti, ma anche alle loro famiglie, quindi anche ad ex detenuti: le “pietre di scarto” da sostenere e accompagnare assiduamente al recupero ed alla conversione alla vita civile ed onesta».
Da tali campi di lavoro sembra essere nata una forte volontà di regolarizzazione di situazioni irregolari: centinaia le richieste di una possibile normalizzazione da parte dei cittadini dei tre Comuni aspromontani che comporterebbe vantaggi reciproci per l’amministrazione e per il singolo cittadino.
Sembrano avere colto nel segno, quindi, gli insegnamenti del progetto Policoro con l’attenzione al sociale e alla costruzione del “rimanere”, guardando alla propria realtà territoriale come un valore da custodire e curare: costruendo così percorsi di dignità proprio attraverso il lavoro.
Ma il progetto Policoro – che lo scorso 24 gennaio ha celebrato a Lamezia Terme il suo trentennale con una giornata significativamente e combattivamente titolata “Come custodi di un fuoco” – ha indubbiamente lasciato un segno nella società Locridea, proponendo uno stile di Chiesa che ascolta, accompagna e cammina accanto al mondo del lavoro. come un fuoco che continua ad ardere, generando lavoro, comunità e profezia nei territori e ridando dignità alla gente.
Un fuoco che mi è sembrato di cogliere nella reazione delle popolazioni delle città costiere: tutte strette attorno alla Statua di Nosside, situata proprio al centro della spiaggia di Locri, che con la sua resistenza è divenuta il simbolo dell’evento. E tutte impegnate in una gara di solidarietà per una veloce ricostruzione. In alcuni luoghi più visibile, come a Locri, dove la presenza della Lega Navale Italiana ha dato vita ad un’azione di volontariato per riparare da subito – direi quasi a mani nude – i danni del ciclone.In altri, come Siderno, la più danneggiata assieme a Roccella, con interventi più istituzionali, a causa della sussistenza di pericoli. Così come anche nell’area grecanica della Locride, fino a Bova – città bilingue Italo-greca – con un fronte mare pressoché distrutto.
Il tutto, occorre riconoscerlo, con l’abnegazione e l’impegno dei Sindaci del territorio, Peppe Fontana (Locri) e Maria Teresa Fragomeni (Siderno) in testa e l’attenzione costante verso il territorio dell’Assessore Regionale all’Ambiente Giovanni Calabrese e del vice Presidente del Consiglio Regionale Giacomo Crinò.
Grande preoccupazione anche per i magnifici mosaici della Villa Romana di Casignana, luogo la scorsa edizione di una memorabile giornata di “Polsi Ambiente”.
Sappiamo che proprio nei giorni del ciclone erano presenti più di un centinaio di studenti in visita, oltre ad un folto gruppo di madrileni (a riprova che la cultura non ha stagioni e che la Locride, con i suoi tesori e la sua cultura, può offrire spunti di interesse ogni giorno dell’anno).
Il personale della Villa Romana ha saputo affrontare la situazione, tenendo al sicuro le centinaia di visitatori e salvaguardando i preziosi mosaici.
Infine, un annuncio: dal 7 aprile si terrà a San Luca una settimana di socialità con i giovani dei comuni aspromontani, che vedrà il patrocinio de “La Discussione” ed incontri-confronti con gli studenti.



