Un nuovo primato delle energie rinnovabili, ma in particolare un record storico del fotovoltaico. Secondo i dati comunicati da Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale guidata da Giuseppina Di Foggia, il 2025 può essere definito come un anno spartiacque: i consumi elettrici complessivi si sono attestati a 311,3 TWh, un valore sostanzialmente in linea con quello del 2024. Ma dietro la stabilità della domanda si nasconde una profonda trasformazione del mix energetico.
Entrando di più nello specifico, le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda elettrica nazionale, un dato di poco inferiore al 42% dell’anno precedente, frutto di un equilibrio tra due dinamiche opposte: il record assoluto della produzione fotovoltaica e il ritorno dell’idroelettrico su livelli standard dopo l’eccezionale annata del 2024. Un quadro che, secondo l’Onorevole Riccardo Zucconi, Segretario d’Aula e membro della X Commissione Attività Produttive della Camera nonché responsabile energia di Fratelli d’Italia, ha fotografato “una crescita straordinaria delle rinnovabili in Italia, con il fotovoltaico che raggiunge il massimo storico superando i 44 terawattora di produzione e segnando un balzo del 25,1% rispetto all’anno precedente. Questi dati dimostrano che il nostro Paese ha imboccato con decisione la strada della transizione energetica. I numeri record del 2025, con il 41% della domanda elettrica coperta dalle rinnovabili, confermano che l’Italia ha impresso un’accelerazione decisiva al proprio mix energetico”.
Un’accelerazione che, per l’esponente di FdI, è il risultato diretto delle politiche di semplificazione amministrativa promosse dal governo Meloni. “Il superamento degli obiettivi del decreto Aree Idonee, con oltre 7 GW di nuova capacità installata in un solo anno, quando con le sinistre al governo non si superava 1 GW, è la prova tangibile che le iniziative di sburocratizzazione stanno dando frutti concreti”.
Guardando i numeri, nel 2025 l’incremento di capacità rinnovabile è stato pari a 7.191 MW, portando la potenza complessiva installata a 83.529 MW. Di questi, 43.513 MW sonodi solare e 13.629 MW di eolico. Il target fissato dal decreto Aree Idonee per il quinquennio 2021-2025 è stato superato di 1.605 MW, certificando una corsa agli impianti ben oltre le previsioni iniziali.
Fotovoltaico protagonista
Ma è stato il fotovoltaico il vero protagonista dell’anno: con una produzione in aumento del 25,1%, ha superato per la prima volta i 44 TWh, raggiungendo un picco mensile di 5,7 TWh a giugno, +35,6% rispetto allo stesso mese del 2024. Un risultato dovuto sia all’aumento della capacità installata sia a un maggiore irraggiamento solare. L’idroelettrico, invece, ha segnato un calo del 21,2%, tornando sui livelli medi storici, mentre l’eolico ha registrato una flessione più contenuta (-3,3%). Sostanzialmente stabile la geotermia (-0,3%). Un ruolo sempre più centrale è stato giocato anche dagli accumuli. La produzione da sistemi stand alone ha raggiunto 1,5 TWh, confermandosi una risorsa chiave per l’integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili. Nel 2025 la potenza nominale degli accumuli in esercizio è aumentata di 1.743 MW, di cui 723 MW di impianti utility scale. In Italia si contano oggi 884.404 installazioni, pari a 17.920 MWh di capacità e 7.362 MW di potenza nominale.
“I dati di Terna sono lusinghieri anche sul fronte degli accumuli di grande taglia”, prosegue Zucconi, “che sono strumenti indispensabili per dare stabilità ai prezzi e garantire forniture costanti alle nostre industrie. Nel 2025 sono cresciuti di oltre 1,7 GW e rappresentano un pilastro fondamentale per la sicurezza energetica nazionale”. Particolare rilievo ha avuto anche la prima asta del MACSE, il Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico, che a settembre 2025 ha assegnato 10 GWh di capacità, coprendo il 100% del fabbisogno previsto. In rallentamento, invece, il segmento degli accumuli domestici, penalizzato dalla riduzione degli incentivi fiscali.
La domanda
Sul fronte della domanda, il 2025 ha mostrato un andamento “a due velocità”: una prima parte dell’anno caratterizzata da flessioni tendenziali, seguita da una seconda metà in ripresa, sostenuta anche dal recupero dei consumi industriali. L’indice IMCEI, che misura i consumi di circa mille imprese energivore, ha chiuso l’anno con una lieve flessione dello 0,7%, grazie alla ripresa registrata negli ultimi mesi. In crescita i settori di siderurgia, meccanica, cemento, calce e gesso e alimentari, mentre risultano in calo metalli non ferrosi, chimica, mezzi di trasporto, cartaria, ceramiche e vetrarie. Positivo anche l’indice IMSER dei servizi, che nei primi dieci mesi del 2025 ha segnato un +2,6%. A livello territoriale, la variazione della domanda elettrica è stata pari a +0,1% al Nord, -0,4% al Centro e -0,7% al Sud e nelle Isole. La domanda nazionale è stata soddisfatta per l’84,9% dalla produzione interna e per il 15,1% dal saldo con l’estero. La produzione nazionale netta è aumentata del 2%, mentre il saldo import-export ha registrato una flessione dell’8,1%, per effetto di un calo dell’import e di una sostanziale stabilità dell’export.
Questo contesto ha determinato un aumento del 4,6% della produzione termoelettrica, pur in un quadro di progressiva riduzione delle fonti più inquinanti: la produzione da carbone è scesa di un ulteriore 13,5% rispetto al 2024, confermando la tendenza al phase-out.
Base di partenza
Anche il mese di dicembre ha offerto segnali di vivacità: la domanda elettrica ha raggiunto i 26.135 GWh, il valore più alto dal 2021, con una crescita dell’1,8% su base annua, che sale al 2,6% al netto degli effetti di calendario e temperatura. In tutte le aree del Paese la variazione è stata positiva. L’indice IMCEI di dicembre ha segnato un +9,5% su base annua, con forti crescite in siderurgia, alimentari, mezzi di trasporto e cemento, calce e gesso. Per Zucconi, però, il 2025 non rappresenta un punto di arrivo, ma una base di partenza: “La sfida ora è completare l’ammodernamento delle infrastrutture, sostenendo lo sviluppo di una rete elettrica sempre più resiliente e sicura, capace di integrare questa nuova potenza verde”. Un obiettivo che ha una ricaduta diretta sull’economia reale: “Solo così potremo garantire costi energetici competitivi e sostenibilità al nostro tessuto produttivo”.



