Questa mattina alla Camera ha parlato il Ministro della Giustizia Carlo Nordio per una relazione che ha toccato vari temi, tra i quali quello relativo all’amministrazione penitenziaria: “Abbiamo proseguito con continuità e impegno il piano di potenziamento infrastrutturale, sia attraverso la creazione di nuove strutture sia attraverso il recupero e la riattivazione di quelle esistenti ma indisponibili”, ha sùbito chiarito aggiungendo che intanto sono proseguiti gli interventi di riqualificazione strutturale del patrimonio edilizio penitenziario, con particolare attenzione a sostenibilità ambientale ed efficientamento energetico: “Stiamo lavorando su oltre venti istituti, con la realizzazione di nuove strutture e nuovi padiglioni. Quando sono entrato in magistratura la maggior parte delle nostre carceri era costituita da vecchi conventi o strutture fatiscenti: quasi ogni estate vi era una rivolta dei detenuti proprio a causa delle condizioni inaccettabili della struttura; non dico che oggi il problema sia risolto e sono ancora tante le problematiche da risolvere, ma trattandosi di una situazione che si è sedimentata nei decenni ed è ricca di difficoltà burocratiche a volte insormontabili certi risultati non sono facili da raggiungere”. Sul capitolo suicidi: “Sono un fenomeno con cui ci siamo ripetutamente confrontati e che rappresenta un fallimento dello Stato: il trend si è invertito e quest’anno sono diminuiti del 10%, per quanto i numeri restino alti e intollerabili”.
I numeri
Nordio ha poi elencato una serie di numeri, spiegando che l’amministrazione ha promosso una rete di interventi che coinvolge gli istituti penitenziari, i sanitari e le associazioni di volontariato, con l’attivazione di 901 corsi scolastici di primo livello e 782 corsi di secondo livello, coinvolgendo complessivamente 19.391 detenuti in percorsi di istruzione: l’accesso all’istruzione universitaria ha visto 1.837 detenuti iscritti, con 260 dipartimenti universitari e 437 corsi di laurea attivi negli istituti penitenziari. “La tutela della salute mentale è stata rafforzata attraverso il potenziamento dei servizi psichiatrici e la gestione delle residenze: i gesti estremi non dipendono dal sovraffollamento carcerario, che comunque è un problema su cui occorre agire e su cui stiamo già agendo, bensì dalla solitudine dalla disperazione e dall’incapacità di affrontare il momento della liberazione; una parte dei suicidi avviene singolarmente non quando si entra in carcere, ma quando si sta per uscire. Stiamo attuando la possibilità di dare un lavoro retribuito e dignitoso al detenuto nel momento stesso in cui esce dal carcere, in modo da non lasciarlo in mezzo a una strada”.


