In un momento cruciale per il Venezuela post‑Maduro, María Corina Machado ha delineato a Washington una visione politica che definisce senza esitazioni “profondamente filoamericana”, promettendo una nuova stagione di cooperazione strategica con gli Stati Uniti. Durante la sua prima conferenza stampa ufficiale dopo la fuga dal Paese, tenuta alla Heritage Foundation, la leader dell’opposizione ha ribadito il suo sostegno totale a Washington e la volontà di riallineare Caracas agli interessi occidentali. Machado, Premio Nobel per la Pace 2025, ha descritto il Venezuela come “sull’orlo della libertà”, sottolineando che la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi ha aperto “i primi passi verso una vera transizione democratica”. Una transizione che, secondo lei, sarà “complessa” e in parte gestita dal governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez, incaricato di svolgere il “lavoro sporco” necessario a smantellare l’apparato chavista. Nel suo intervento al Congresso degli Stati Uniti, Machado ha presentato un piano di ricostruzione nazionale basato su tre pilastri: stato di diritto, apertura dei mercati e rafforzamento istituzionale. Ha definito la diaspora venezuelana una “forza pronta a tornare”, essenziale per rilanciare l’economia e ricostruire il tessuto sociale del Paese. La leader ha insistito sulla necessità di una transizione ordinata, concetto che considera fondamentale per evitare il caos e garantire elezioni libere dopo anni di autoritarismo. Tale processo, ha spiegato, dovrà includere la restaurazione delle istituzioni democratiche e la stabilizzazione economica, in un contesto ancora segnato dalle tensioni interne e dall’intervento statunitense che ha portato alla caduta del regime. L’orientamento filoamericano di Machado non è passato inosservato nemmeno in Europa: la premier italiana Giorgia Meloni l’ha contattata per esprimere sostegno e definire l’attuale fase “una nuova pagina” per il Venezuela.



