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Sicurezza e immigrazione: accogliere chi lavora, allontanare con fermezza chi invece delinque

L'incolumità non è negoziabile. È fondamento stesso della convivenza civile e della fiducia nello Stato. I gravissimi fatti di cronaca dimostrano come su questo terreno non siano più ammesse ambiguità, ritardi o zone grigie
domenica, 11 Gennaio 2026
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2 minuti di lettura

Gli ultimi accadimenti impongono una riflessione seria: l’Italia ha bisogno di immigrati per crescere, ma non può più tollerare illegalità e mancata espulsione di soggetti pericolosi

L’omicidio della diciannovenne Aurora Livoli, strangolata e violentata a Milano, ha sconvolto l’opinione pubblica. Per quel delitto ha confessato Emilio Gabriel Valdez Velazco, cittadino peruviano di 57 anni, oggi in carcere. Pochi giorni prima, lo stesso uomo aveva già aggredito un’altra giovane, riuscita a salvarsi solo per miracolo. Un altro caso sconvolgente è quello del croato Marin Jelenic, 36 anni, accusato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio. Jelenic non avrebbe dovuto trovarsi in Italia: il 23 dicembre era stato destinatario di un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale, dopo essere stato trovato per l’ennesima volta armato di coltello. Un ordine rimasto, di fatto, lettera morta.

Persone da espellere

Sono storie diverse, ma unite da un filo comune: persone irregolari o da espellere che hanno continuato a vivere liberamente nel Paese, fino a rendersi responsabili di reati gravissimi contro le persone e il patrimonio. È su questo punto che lo Stato fallisce due volte: verso le vittime e verso i cittadini onesti, italiani e stranieri, che rispettano le regole.

L’Italia ha bisogno di chi lavora

Affermare tutto ciò non significa criminalizzare l’immigrazione. Al contrario. L’Italia ha un bisogno strutturale di lavoratori stranieri. I dati parlano chiaro: nei prossimi cinque anni serviranno circa 640.000 lavoratori immigrati, soprattutto nei settori della logistica, agroalimentare e costruzioni. Servizi alla persona, agricoltura, ristorazione, turismo, moda, industria del legno e dell’arredo sono già oggi comparti che reggono anche grazie al contributo della manodopera straniera.

Declino demografico e ingressi

Guardando più avanti, il quadro è ancora più netto: per compensare il calo demografico, il Paese potrebbe aver bisogno di 4,5 milioni di immigrati netti entro il 2035 e addirittura 13,5 milioni entro il 2050, con flussi annui stimati tra i 350.000 e i 480.000 ingressi. Non a caso il Governo ha approvato il Decreto Flussi 2026-2028, che autorizza l’ingresso di quasi 500.000 lavoratori stranieri.
Il punto, dunque, non è se accogliere, ma come.

Rotte sicure accoglienza garantita

L’immigrazione clandestina, lasciata all’illegalità e al caso, produce marginalità, sfruttamento e insicurezza. È una fabbrica di disagio sociale. La strada alternativa esiste ed è chiara: rendere sicure e governate le rotte di ingresso, selezionando nei Paesi di origine chi vuole venire in Italia per lavorare, formarsi e diventare parte attiva della comunità nazionale. Andare a prendere lavoratori con un contratto, un percorso di integrazione e regole precise significa tutelare loro e tutelare noi.

Espulsioni senza esitazioni

Allo stesso tempo, non è più tollerabile che chi delinque resti impunemente sul territorio. I provvedimenti di espulsione devono essere eseguiti, senza esitazioni. La certezza della legge è il primo strumento di inclusione per chi rispetta le regole e il primo deterrente per chi le viola.

Italia aperta e laboriosa

Accoglienza e sicurezza non sono termini opposti: sono due facce della stessa responsabilità pubblica. L’Italia può e deve essere un Paese aperto, ma non terreno di violenze e illegalità. Un Paese che ha bisogno di immigrati che lavorano, non di clandestini abbandonati al delinquere. Un Paese che difende la dignità di chi arriva onestamente e, insieme, il diritto dei suoi cittadini a vivere senza paura e con piena fiducia nello Stato e nelle istituzioni.

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