Nel discorso per il Natale ortodosso, il presidente Vladimir Putin ha definito la guerra in Ucraina una missione «compiuta per ordine di Dio», ribadendo la narrazione sacralizzata del conflitto. Un contrasto netto con l’incertezza che ancora circonda, sul fronte occidentale, le modalità concrete di una pace garantita.
All’indomani del vertice della Coalizione dei Volenterosi a Parigi, infatti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ammesso che, nonostante le promesse di garanzie di sicurezza, resta ancora irrisolta la questione centrale. Come reagirebbero concretamente i partner europei a un nuovo attacco russo dopo la fine della guerra. «È una domanda molto difficile ed è esattamente quella che ho posto a tutti i nostri alleati. Finora non ho ricevuto una risposta chiara e inequivocabile», ha dichiarato Zelensky, sottolineando il divario tra impegni politici e meccanismi operativi. Il vertice di Parigi ha comunque segnato un passaggio politico rilevante. Francia e Regno Unito hanno ribadito la disponibilità a contribuire a una forza internazionale di garanzia da dispiegare in Ucraina solo dopo un cessate il fuoco, mentre altri Paesi hanno preso le distanze.
L’Italia, per voce della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha escluso l’invio di soldati italiani. Sulla stessa linea si sono collocate Germania e Ungheria. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiarito che Berlino non schiererà truppe sul suolo ucraino nemmeno dopo una tregua, mentre Budapest ha denunciato il rischio di un’escalation diretta con Mosca. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha parlato apertamente di «passi verso la guerra», annunciando che l’Ungheria resterà fuori da qualsiasi missione militare.
Truppe europee e NATO
Sul fronte opposto, Londra e Madrid mantengono un atteggiamento più aperto. Il premier britannico Keir Starmer ha confermato che qualsiasi eventuale dispiegamento di militari britannici sarà sottoposto al voto del Parlamento di Westminster, pur senza fornire dettagli su numeri e ruolo operativo delle truppe. In Spagna, il capo del governo Pedro Sánchez ha annunciato l’avvio di consultazioni con la maggioranza dei gruppi parlamentari per valutare una possibile partecipazione a una missione di pace e ricostruzione, una volta raggiunto un cessate il fuoco. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha auspicato un coinvolgimento delle Nazioni Unite, ricordando l’impegno spagnolo in missioni internazionali come l’Unifil in Libano.
La Nato osserva con favore gli sviluppi politici ma invita a non abbassare la guardia. Il segretario generale Mark Rutte ha accolto positivamente i progressi compiuti a Parigi, esortando però gli alleati a proseguire il sostegno militare a Kiev alla luce delle persistenti necessità sul campo. Da Kiev, il capo dell’amministrazione presidenziale Kyrylo Budanov ha parlato di «risultati concreti» emersi dai colloqui, pur senza entrare nei dettagli. Intanto Zelensky ha proseguito la sua strategia diplomatica arrivando a Cipro per incontri con il presidente cipriota e con i vertici dell’Unione europea, Antonio Costa e Ursula von der Leyen, alla vigilia dell’avvio della presidenza di turno cipriota del Consiglio Ue.
Attacchi e Raid
Sul terreno, la guerra continua. Nella notte tra martedì e mercoledì, secondo l’aeronautica ucraina, la Russia ha lanciato 95 droni, 81 dei quali sarebbero stati abbattuti. Nella regione di Zaporizhzhia, i bombardamenti russi hanno causato la morte di due civili e il ferimento di altri nove. Mosca, dal canto suo, ha rivendicato l’abbattimento di 32 droni ucraini e ha confermato un incendio in un deposito petrolifero nella regione di Belgorod. Parallelamente, la tensione si estende anche sul piano marittimo e diplomatico. La Russia ha schierato unità della Marina per scortare una petroliera inseguita dagli Stati Uniti nell’Atlantico, la Marinera, ex Bella-1, sospettata di aver violato le sanzioni internazionali. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente attrito tra Mosca e Washington anche al di fuori del teatro ucraino.




Una Europa così combinata non conterà mai nulla nello scenario internazionali, non siamo stati capaci nemmeno di istituire una lingua ufficiale comune e un Codice stradale con archivio unico.