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Iran, la piazza esplode contro il carovita: otto morti nelle proteste, tra loro un ragazzo di 15 anni

sabato, 3 Gennaio 2026
1 minuto di lettura

Le proteste contro il carovita che da giorni attraversano l’Iran hanno assunto un nuovo livello di drammaticità dopo la conferma di otto manifestanti uccisi, tra cui un ragazzo di 15 anni, durante gli scontri con le forze di sicurezza. A diffondere il bilancio è stata l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (Pmoi/Mek), che ha pubblicato i nomi delle vittime e denunciato l’uso eccessivo della forza da parte delle autorità. Il quindicenne, identificato come Mustafa, è morto ad Azna, nella provincia di Lorestan, una delle aree più colpite dall’ondata di mobilitazione. Le immagini dei suoi funerali, circolate sui social, hanno alimentato ulteriormente la rabbia popolare, trasformando le cerimonie funebri in nuove manifestazioni di protesta. A Zahedan, nel Sistan e Baluchestan, migliaia di persone sono scese in strada sfidando la presenza massiccia delle forze di sicurezza. La tensione è esplosa anche durante le esequie di Amirhessam Khodayari, 21 anni, ucciso a Kouhdasht. Un video mostra i partecipanti cacciare gli agenti presenti, accusati di voler controllare la cerimonia. Il padre del giovane ha smentito pubblicamente che il figlio appartenesse ai Basij, la milizia paramilitare dei Guardiani della Rivoluzione, come sostenuto da media vicini al governo. Le proteste, nate dall’aumento dei prezzi e dalla svalutazione del rial, si sono rapidamente trasformate in una contestazione più ampia contro la gestione economica e politica del Paese. Le autorità hanno risposto con arresti, lacrimogeni e blocchi stradali, mentre i media statali minimizzano la portata delle mobilitazioni. Nonostante la repressione, la piazza non sembra intenzionata a fermarsi. Le province occidentali e meridionali restano epicentro della rivolta, mentre cresce il timore che il bilancio delle vittime possa salire. L’Iran si ritrova così, ancora una volta, a fare i conti con una crisi interna che intreccia economia, diritti e un malcontento sociale sempre più difficile da contenere.

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