Un gesto simbolico destinato a far discutere e a riaprire il confronto sui valori fondanti delle democrazie occidentali. È questo il senso dell’intervento firmato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sulle colonne de Il Messaggero, incentrato sul giuramento sul Corano di Zoram Mamdani. “Zoram Mamdani ha dunque giurato sul Corano. Non abbiamo sentito nessun commento scandalizzato da parte di chi periodicamente contesta la presenza di crocefissi o di presepi nelle nostre scuole o la celebrazione del Natale”, osserva Valditara, sottolineando come il gesto venga letto da alcuni come un segnale di rottura simbolica. “Forse oggi taluni festeggeranno pensando che questo gesto accelera il sovvertimento dei pilastri culturali della nostra civiltà. È certo un gesto di una portata simbolica rivoluzionaria”, aggiunge il ministro.
Nel suo ragionamento Valditara richiama la tradizione politica statunitense, ricordando che i presidenti e, più in generale, i governanti americani hanno storicamente giurato sulla Bibbia “non perché l’America sia uno Stato confessionale”, ma perché quel testo sacro ha espresso un sistema di valori che, nel suo compimento cristiano, ha riconosciuto per la prima volta la laicità delle istituzioni. Valori che, a suo avviso, hanno ispirato anche i Costituenti italiani: il primato della persona sullo Stato, la fratellanza universale, la libertà legata alla responsabilità, la dignità dell’uomo, la pace come valore universale.
Messaggio diverso
Diverso, secondo il Ministro, il messaggio veicolato dal Corano, definito “testo di altissima spiritualità”, ma che “insegna a non distinguere fra Stato e Religione”, poiché le istituzioni pubbliche sarebbero chiamate a realizzare la volontà di Dio così come rivelata a Maometto.
Pur ribadendo che “compito di uno Stato liberale deve essere quello di garantire a ognuno di professare la propria fede”, Valditara pone quella che definisce una questione indifferibile: decidere se le società occidentali dei prossimi decenni debbano continuare a essere ispirate ai valori ereditati da Atene, Roma e Gerusalemme, alla base dello Stato di diritto, delle carte dei diritti universali e delle democrazie liberali, oppure se accettare una società del melting pot, “fluida”, priva di valori universali condivisi e potenzialmente aperta alla loro sostituzione con principi “antitetici”.
Per il Ministro, la prima strada è “irrinunciabile” e passa inevitabilmente dalla istruzione dei giovani: dai programmi scolastici, dalla conoscenza della storia dell’Occidente e non da una generica “storia globale”. È la storia, sostiene Valditara, a fondare la consapevolezza di identità, radici e memoria. Accettare la seconda strada, avverte infine, significherebbe mettere in discussione l’orizzonte stesso di democrazia, Stato di diritto e diritti umani per le future generazioni.



È bene che l’occidente si interroghi e si dia risposte velocemente, perdere il treno ancora una volta non è più tollerabile.