Zohran Mamdani ha scelto un luogo carico di simbolismo per inaugurare il suo mandato: la storica, ormai dismessa, stazione di City Hall, un gioiello sotterraneo dell’epoca d’oro della metropolitana newyorkese. È lì, sotto le volte in mattoni e i lampadari d’epoca, che allo scoccare della mezzanotte il 34enne democratico socialista ha prestato giuramento, diventando il 112° sindaco di New York e il primo musulmano a guidare la città. La cerimonia, volutamente intima, si è svolta alla presenza della famiglia, di pochi collaboratori e della procuratrice generale dello Stato, Letitia James, che ha amministrato il giuramento. Mamdani ha posato la mano su due copie del Corano — una appartenente alla sua famiglia, l’altra proveniente dalla collezione di Arturo Schomburg — in un gesto che ha voluto unire radici personali e memoria storica della città. La scelta della stazione abbandonata non è casuale: Mamdani l’ha definita “un monumento a un’epoca di ambizione civica che dobbiamo recuperare”, un richiamo diretto al suo programma politico, centrato su trasporti pubblici gratuiti e più rapidi, congelamento degli affitti per gli appartamenti stabilizzati e un’espansione dei servizi sociali. “Questa è l’onorificenza di una vita”, ha dichiarato nel suo primo discorso da sindaco, promettendo una leadership “vicina ai lavoratori e alle comunità dimenticate”. Più tardi, nel corso della giornata, Mamdani terrà una seconda cerimonia pubblica a City Hall, questa volta davanti a migliaia di sostenitori e con il senatore Bernie Sanders a officiarne l’investitura simbolica. L’evento sarà seguito da una festa popolare su Broadway, pensata per celebrare la sua ascesa politica, iniziata come deputato locale nel Queens e culminata in una vittoria elettorale considerata improbabile fino a pochi mesi fa. La sua elezione segna una svolta storica per New York: Mamdani è il primo sindaco musulmano, il primo di origine sud‑asiatica e il primo nato in Africa a guidare la metropoli.




