Ieri, nel secondo giorno del suo viaggio apostolico in Turkia e Libano, Papa Leone XIV ha incontrato nella Cattedrale dello Spirito Santo vescovi, sacerdoti, religiosi e operatori pastorali, in un intenso momento di preghiera e riflessione. Il viaggio, che comprende anche un pellegrinaggio a İznik per il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, è il primo del pontificato. Nel suo discorso, il Pontefice ha ripercorso le radici bibliche e apostoliche della fede cristiana in Anatolia, ricordando la storia di Abramo, la predicazione di Paolo e la tradizione delle Chiese orientali. Ai presenti ha rivolto un forte invito a vivere la missione con “sguardo evangelico” e fiducia nello stile scelto da Dio: la piccolezza.
“La Chiesa non vive del consenso numerico o del potere, ma della luce dell’Agnello”, ha detto, incoraggiando la piccola comunità cattolica locale a essere seme e lievito di speranza, soprattutto attraverso il dialogo ecumenico, l’accompagnamento dei giovani e il servizio ai migranti.
Sfide attuali
Richiamando l’anniversario di Nicea, Leone XIV ha sottolineato tre sfide attuali: custodire l’essenzialità della fede, riscoprire in Cristo il volto del Padre e continuare a mediare la fede nel linguaggio di oggi, in continuità con lo sviluppo della dottrina. Ha anche messo in guardia da un “arianesimo di ritorno” che riduce Gesù a semplice maestro morale. In chiusura Prevosto ha evocato la figura di San Giovanni XXIII, che servì a lungo in Turkia, invitando la comunità a lavorare “come pescatori intrepidi nella barca del Signore”. Affidando tutti alla protezione di Maria, ha concluso: “Conservate la gioia della fede e la passione per il Vangelo”.



