L’Istat ha confermato che nel secondo trimestre del 2025 il Prodotto Interno Lordo, cioè l’indicatore che misura la ricchezza prodotta da un Paese in un determinato periodo, è diminuito dello 0,1 per cento rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Si tratta di una flessione modesta, ma significativa perché interrompe la fase di crescita registrata nel corso del 2024. Nel confronto con lo stesso trimestre dell’anno precedente, invece, l’economia italiana mostra ancora un lieve aumento, pari allo 0,4 per cento. Il dato acquisito per l’intero 2025, cioè la crescita che si avrebbe se nei prossimi trimestri non ci fossero variazioni, è stimato allo 0,5 per cento.
Le cause della flessione
Secondo l’Istat, il calo è dovuto soprattutto a un peggioramento nel comparto agricolo e industriale. L’agricoltura, la silvicoltura e la pesca hanno registrato una contrazione, così come il settore manifatturiero, che comprende la produzione di beni industriali. Nei servizi, invece, il valore aggiunto, cioè la ricchezza generata da ogni comparto, è rimasto sostanzialmente stabile. Dal lato della domanda interna, che rappresenta i consumi delle famiglie, delle istituzioni private e della pubblica amministrazione, non si sono registrati contributi rilevanti. La parte estera netta, cioè il bilancio tra esportazioni e importazioni, ha invece inciso negativamente.
Confronto con le attese
Gli analisti avevano previsto un andamento leggermente positivo, attorno al più 0,1 per cento. Il dato effettivo, quindi, risulta in controtendenza rispetto alle stime. L’Istat ha spiegato che il risultato riflette anche un contesto internazionale meno favorevole, segnato dall’aumento dei dazi commerciali negli Stati Uniti e da un clima di incertezza che pesa sul commercio mondiale. Questi fattori hanno inciso sulle esportazioni italiane e sullo slancio generale dell’economia.
Inflazione in rallentamento
Accanto ai dati sul Pil, arrivano anche le stime sull’andamento dei prezzi al consumo. Ad agosto l’inflazione generale, cioè l’aumento medio dei prezzi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, si è fermata a più 1,6 per cento. Si tratta di un rallentamento rispetto al più 1,7 per cento di luglio. L’inflazione mensile, cioè la variazione rispetto al mese precedente, è stata dello 0,1 per cento.
Il ruolo dei prezzi energetici
La riduzione dell’inflazione complessiva è dovuta soprattutto al calo dei prezzi dell’energia. I beni energetici regolamentati, come l’elettricità e il gas soggetti a tariffe fissate dall’autorità, hanno registrato un aumento meno marcato, scendendo dal più 17,1 al più 12,9 per cento. Anche gli energetici non regolamentati, come carburanti e prodotti simili, hanno accentuato la loro diminuzione, passando da meno 5,2 a meno 5,9 per cento.
Il carrello della spesa più caro
Se l’inflazione generale rallenta, i cittadini non vedono lo stesso effetto nei loro acquisti quotidiani. Il cosiddetto carrello della spesa, che comprende beni alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, è infatti in accelerazione. Ad agosto i prezzi sono cresciuti del 3,5 per cento, contro il 3,2 di luglio. Anche i beni ad alta frequenza di acquisto, cioè quelli che si comprano più spesso come pane, latte, benzina o giornli, segnano un incremento leggero ma costante, dal 2,3 al 2,4 per cento.
Inflazione di fondo e settori
Un altro dato rilevante è quello dell’inflazione di fondo, calcolata escludendo i beni più volatili come energia e alimentari freschi. Questo indice è salito dal 2 al 2,1 per cento. Anche l’inflazione al netto dei soli beni energetici ha registrato un piccolo aumento, passando dal 2,2 al 2,3 per cento. Nei beni complessivi l’inflazione tende a rallentare, scendendo da più 0,8 a più 0,6 per cento, mentre nei servizi si registra un’accelerazione, con un passaggio da più 2,6 a più 2,7 per cento.
Il quadro generale
Il secondo trimestre del 2025 consegna dunque un’immagine a due velocità: da un lato un Pil in lieve calo, frenato soprattutto dall’industria e dall’agricoltura, dall’altro un’inflazione che nel complesso rallenta ma che non alleggerisce il peso dei prezzi quotidiani per le famiglie. Il costo della vita resta sostenuto, soprattutto per i beni di prima necessità, mentre la crescita economica appare fragile e legata alle incertezze del contesto internazionale.