Le forze armate di Taiwan hanno pubblicato un rapporto che fa tremare i vertici della sicurezza regionale: secondo le stime, la Cina ha speso 21 miliardi di dollari nel solo 2024 per esercitazioni militari nel Pacifico occidentale, con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente. La cifra rappresenta circa il 9% del budget militare cinese ufficiale, e testimonia un’escalation senza precedenti nelle attività belliche attorno all’isola ribelle. Le esercitazioni si sono concentrate nello Stretto di Taiwan, nel Mar Cinese Orientale e Meridionale, e nelle acque del Pacifico occidentale, con una frequenza e intensità che hanno superato ogni record storico. Secondo il ministero della Difesa taiwanese, nel 2024 la Cina ha effettuato oltre 12.000 voli militari nella regione, per un totale di 37.000 ore di volo, con un incremento del 30% rispetto al 2023. Aerei da caccia J-10, bombardieri H-6 e droni da ricognizione hanno sorvolato l’isola e le sue acque territoriali in modo sempre più provocatorio. Ma è la Marina cinese ad aver mostrato la crescita più aggressiva: 86.000 missioni navali, per un totale di oltre 2 milioni di ore in mare, con operazioni concentrate per il 34% nel Mar Cinese Meridionale, il 28% nel Mar Cinese Orientale e il 14% nello Stretto di Taiwan. Taipei ha definito questa espansione “una strategia di assedio permanente”, sottolineando come Pechino stia investendo non solo in quantità, ma anche in qualità: nuove tecnologie, simulazioni di sbarco, guerra elettronica e test missilistici a lungo raggio. Il governo cinese non ha commentato direttamente le cifre, ma ha ribadito che “Taiwan è una questione interna” e che “la riunificazione è inevitabile e inarrestabile”. Intanto, gli Stati Uniti e i partner regionali osservano con crescente preoccupazione, mentre il Congresso americano valuta nuove misure di deterrenza.
